Nel contesto dell’ormai imminente Settimana sociale dei cattolici, e in considerazione del particolare disagio delle giovani donne del Sud, questa mia riflessione intende focalizzare l’attenzione sul tema del sostegno ai diritti delle donne lavoratrici, tema sul quale, tra l’altro, si è espresso lo scorso primo luglio l’Osservatorio della Santa Sede presso l’Onu, auspicando un maggior riconoscimento del valore della parità, nonché il conferimento di maggiore dignità al ruolo femminile nello sviluppo sociale poiché “il progresso delle donne è agente dinamico di sviluppo nella famiglia, nella società e nel mondo”.
Vorrei sollecitare quindi una disamina attenta e propositiva della situazione delle donne lavoratrici, in particolare riguardo la carenza di politiche di sostegno alle famiglie, volte a favorire la conciliazione. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è infatti ancora oggi costellata da difficoltà notevoli che ostacolano la realizzazione nell’ambito lavorativo di quel “genio femminile” di cui tanto ci parla il Santo Padre: difficoltà nell’accesso, nella permanenza e nel rientro nel mercato del lavoro dalla maternità, che, per quanto evento di massima gioia per ogni donna, continua a rappresentare un fattore fortemente discriminante e l’origine principale dello scivolamento verso l’inattività. La nascita di un figlio si configura, ancora per numerose donne, come la principale causa di abbandono temporaneo o definitivo del mercato del lavoro: molte donne, costrette a questa scelta, sacrificano le prospettive di carriera e il livello retributivo.
L’Osservatorio per le Pari Opportunità che dirigo, all’interno dell’Mcl di Catanzaro, ha ampiamente discusso della questione, individuando alcune soluzioni: una di queste può essere quella del part-time, anche se troppo spesso la qualità e la remunerazione di questa forma lavorativa è penalizzante rispetto al lavoro a tempo pieno. Altre soluzioni: gli incentivi per la nascita dei figli; le ferie di maternità e paternità pagate con diverse dinamiche di rientro al lavoro; i bonus bebè; la flessibilità degli orari di lavoro; la crescita dei figli in asili nido, anche aziendali, peraltro quasi totalmente assenti; gli incentivi alle amministrazioni pubbliche e alle imprese private ad accrescere la quota di personale femminile, soprattutto nelle posizioni dirigenziali; la riduzione delle tasse per gli stipendi delle donne; l’interscambiabilità paritaria dei ruoli maschile/femminile nel lavoro di cura di bambini e anziani ; la presenza di servizi sociali assicurati dallo stato; i sussidi economici (borse di studio per i figli, microcrediti, gestione del risparmio, piani d’investimento).
Sottolineo, tra l’altro, quanto sia importante che le donne siano attive nella vita politica, visto che i dati statistici continuano a confermare che i Paesi in cui le donne sono ben presenti in politica, sono gli stessi in cui le donne lavorano di più, hanno anche più figli, e sono anche quelli economicamente e socialmente più avanzati. Se desideriamo davvero che la società sia migliore, allora, promuoviamo il rafforzamento del ruolo delle donne, perchè solo la differenza tra l’ ”io femminile”, e l’ “io maschile“ potrà arricchire e completare l’espressione dell’ “ humanum,” in tutti gli ambiti della società, come ci ricorda un bellissimo pensiero di Pavel Evdokimov: «Il mondo fondamentalmente maschile nel quale la donna non ha alcun ruolo è sempre più un mondo senza Dio, poiché senza madre Dio non può nascervi».
Anna Rotundo, consigliera Mcl di Catanzaro, delegata per le Pari Opportunità Anna Rotundo |