La crisi che viviamo e subiamo oggi ha radici lontane e seppur si manifesti in molti settori dell’attività umana, ha un`unica origine, l’uomo stesso, anzi gli errori, e perché no, le menzogne che lo riguardano. Pertanto la crisi è una condizione sempre possibile, che può essere di lunga durata e non è altro che il segno esteriore di un male più profondo.
L’uscita da queste situazioni non richiede un semplice cambiamento delle circostanze, ma un mutamento di mentalità della persona, perché ritrovi il suo senso autentico, così che in ogni situazione ed in ogni condizione possa fare la differenza, grazie alla sua libertà – usata bene - con cui è possibile sovvertire ogni determinismo.
Credo che le difficoltà che oggi l’individuo umano incontri in ogni ambito del suo esistere possano essere spiegate prendendo in prestito dal mondo della natura l’immagine di due piante della stessa specie: una nata e cresciuta in modo simmetrico, solido e rigoglioso, invece l’altra, pur della stessa specie e sullo stesso terreno si presenta curva e asimmetrica. Ebbene, l’angolo che bisogna coprire per raddrizzare questa seconda pianta rappresenta la fatica che è necessario compiere per uscire da ogni crisi, è la differenza da colmare per tornare su una rotta navigabile.
Questa similitudine mi permette, seppur semplicisticamente, di evidenziare due aspetti a parer mio molto importanti della realtà umana: da una parte la possibilità che qualcosa vada storto, che la pianta cresca in modo disarmonico, cioè che l’uomo sbagli strada, usi male la propria libertà, che si faccia guidare e, dall’altra parte, lo sviluppo armonico di questa pianta e quindi l’esistenza di un senso nella vita umana, che è caratterizzato dalla capacità di rifiutare il falso e scegliere il giusto.
Infatti, come la pianta, anche l’uomo ha la possibilità di una crescita che è spontanea, non costretta, biologica, ma l’individuo a differenza della pianta cresce “obbligato” a misurarsi con la propria libertà, con il senso che è necessario associare alle diverse possibilità, per il fatto di avere connaturata una coscienza che parla con una voce, la cosiddetta “voce della coscienza” che difende o accusa. Ma questo “senso della vita” non si eredita come i caratteri biologici, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova, è una dotazione personale e in questo ambito ognuno lavora come libero professionista, proprio perché la libertà è la più grande possibilità personale. Grazie a questa opportunità l’uomo è il responsabile di quanto fa od omette, crea o distrugge.
Riprendendo l’immagine di partenza, potremmo dire che esistono condizioni ambientali che favoriscono o contrastano la crescita di una pianta sana, così come di un uomo solido, che sappia affrontare le difficoltà sue e altrui con la necessaria generosità. Nella crisi dell’uomo di oggi – la quale si situa all’interno di un attacco all’ordine naturale dell’uomo di più lunga durata – gioca un ruolo prepotentemente forte “il silenzio degli adulti”, cioè la mancata trasmissione del senso dell’esistenza e delle cose, per cui i figli restano senza veri maestri, nonostante possano usufruire di una miriade d’informazioni generiche, che, come tali, non sanno orientarli tra le varie possibilità. Tutto appare desolatamente simile e l’unica differenza è l’opportunità personale, mentre le domande riguardo la verità, spesso, non trovano un’incarnata ed adeguata risposta. E’ proprio per queste carenze di verità che la pianta diventa storta e l’uomo inizia il suo percorso critico.
Ma la speranza non muore mai, perché la pianta si può raddrizzare - seppur porterà i segni del passato, come fossero ipoteche delle precedenti storture che vanno riscattate con il tempo - se tirata dalla bellezza di certi valori e legata alla sicurezza di certezze essenziali, come l’esistenza di un bene e di un male morale e la loro inconciliabilità e il riconoscimento del valore della persona umana che sa e può amare e così diventare la forza propulsiva di ogni sviluppo personale e sociale.
Credo che sia compito obbligato di chi vuol giocare un ruolo culturale ed educativo e di chi ha a cuore la società - oltre che un modo doveroso di offrire quanto gratuitamente si è ricevuto, oltre i propri meriti - quello di proporre e testimoniare personalmente qualcosa di valido e di certo, nei confronti del quale valga la pena spendere la propria vita, colmando, per quanto gli è possibile, la sete di amore e verità che oggi è la prima causa di ogni crisi.
Come 1500 anni fa, in un modo così incisivo che ancora oggi lo ricordiamo, uomini religiosi sotto la guida di San Benedetto, patrono d’Europa - cercando l’origine e il senso del loro esistere, cercando Dio -, seppero dar vita al più grande sviluppo economico ed umano che la storia abbia mai rubricato con la fedeltà al motto ora et labora, oggi ugualmente la crisi può essere vinta incarnando l’aforisma caritas in veritate. Cristian Ricci |