Ottobre 2009: L`informazione ai tempi del bipolarismo
8 Ottobre 2009
Mariapia Garavaglia
Senatrice, Pd
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Solo le regole ci salvano dai grandi padroni
LA PROPRIETA` DEI MEDIA
DIVENTI PRESTO PLURALE
Il gran parlare in questi giorni del tema della libertà d’informazione rischia per molti aspetti di essere fuorviante. Personalmente, aderisco (ho aderito) alle ragioni di chi ha deciso di protestare e manifestare contro il tentativo di porre una sorta di ‘bavaglio’ alle notizie. Tuttavia, ritengo anche che alcuni degli argomenti usati non siano del tutto convincenti, se non addirittura deboli.
Il problema dell’informazione, oggigiorno, non è la censura, almeno nel significato tradizionale del termine. È vero che ultimamente importanti testate, in particolare alcune emittenti della tv pubblica, hanno omesso notizie ed eventi significativi, ma nella società globalizzata il flusso del sapere può essere solo attenuato da un atteggiamento censorio. Le notizie viaggiano comunque, se non altro attraverso internet e, se celate, proprio per questo, erompono con maggiore forza. Allo stesso modo, sono anni che sentiamo dire che Santoro rischia di essere oscurato, ma alla fine è sempre lì. La minaccia alla libertà d’informazione non viene da qualcuno che vuole calare il sipario sui fatti. Piuttosto, il problema che si pone è la gestione della notizia.
Nell’Italia bipolare di oggi, si è perso il senso anglosassone dell’oggettività, ammesso che esso sia mai stato preso a modello nel nostro Paese (e ammesso che esso sia tale anche nei tanto decantati contesti d’oltreoceano). Chiunque sostenga qualcosa su giornali e tv, nella vulgata popolare, è parte di un ingranaggio da stadio, con tifoserie opposte con tanto di curve ultrà: i ‘berluscones’ e i ‘comunisti’. Il cittadino medio non crede nell’oggettività dei media e questo, sotto certi aspetti, è un bene. L’aspetto negativo è lo scetticismo che si trasforma in una sorta di alibi per ciechi e per sordi, per quelli cioè che non sono disposti ad ammettere nulla, neanche di fronte a prove schiaccianti. In uno scenario del genere, è evidente che il problema principale dell’informazione è quello di garantire se non la notizia oggettiva almeno equilibrata.
Purtroppo, gli sforzi di chi è in qualche modo a capo di questo sistema non sono rivolti in questa direzione. La comunicazione nella società globale ha la capacità di massimizzare l’impatto di una notizia, per poi relativizzarla e, infine, relegarla in uno spazio angusto, fino a farla scomparire. Chi gestisce i mezzi d’informazione conosce a menadito questo trend. Non importa il merito, non importa la smentita, non importa che ‘la verità prima o poi viene sempre a galla’. Conta quello che si dice nelle prime ore e nei primi giorni successivi a un evento. Il resto è più materia per avvocati che devono gestire gli eventuali processi innescati dalle querele da cui spesso esce una realtà diversa da quella descritta inizialmente. Ma che significa tutto questo per i mestatori? Per chi è pagato per spargere polveroni, assolutamente nulla. Il suo ‘dovere’ già l’ha compiuto e nessuno è innocente in questo campo. Oggi infatti può sembrare che questo modus operandi appartenga principalmente alla destra, ma non vanno scordati i ‘processi televisivi’ santoriani, in cui la tesi precostituita era già confezionata molto prima della fine della trasmissione.
Come difendersi da tutto questo? Non con il telecomando, come suggerisce qualcuno che vuole fare finta di non aver inteso la gravità del problema. L’unica soluzione è antica come quella del telecomando ma, a mio avviso, ben più efficace. La questione del conflitto d’interessi non è un tema di lotta politica, ma una garanzia per il cittadino-lettore-telespettatore. Tuttavia, risolvere il nodo dell’incompatibilità fra proprietà dei mezzi d’informazione e svolgimento dell’attività politica non promette di per sé uno scenario migliore di quello attuale. È solo la premessa, la chiave è la frammentazione dei media, una pluralità del sistema informativo che eviti ci siano veri padroni a dominare la scena. Pensiamo a un sistema italiano libero da Berlusconi e colonizzato, faccio un nome a caso, da Murdoch. Sarebbe un sistema più libero? Qual è l’antidoto a tutto questo? Regole-regole-regole!

Mariapia Garavaglia

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