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| Ilaria Vellani |
| Vice Presidente Nazionale
Azione Cattolica settore Giovani
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| Le settimane viste da una giovane donna |
LA NOSTRA RESPONSABILITA’ E’ RENDERLE POPOLARI |
Un autentico tuffo nella storia questa 45esima Settimana sociale dei cattolici italiani. Una storia non da soffitta, non impolverata, in bianco e nero e naftalina. Una storia viva. Viva perché raccontata attraverso il volto e la testimonianza sempre attuale di due protagonisti della vita del cattolicesimo italiano e del nostro Paese: Giuseppe Toniolo e Armida Barelli. Guardare a loro, cogliendo le intuizioni che li hanno guidati, osservando l’instancabile tenacia nel progettare iniziative, istituzioni, rimanendo affascinati dalla loro attenzione sociale e alla loro capacità di abitare con intelligenza la vita della Chiesa, significa non semplicemente rammemorare ma accogliere e custodire la dinamica forza di un vangelo che si fa storia.
“Un impegno che viene da lontano” era il sottotitolo della settimana pisana e scorrendo i titoli delle settimane sociali di questi cento anni ci si accorge come il “bene comune” abbia accompagnato la riflessione dei cattolici almeno dalla metà degli anni Sessanta. Che senso ha ritrovarsi da cent’anni a questa parte ad affrontare questioni sociali? Che senso ha ritrovarsi a discutere di temi che si rincorrono negli anni? Il senso è emerso con chiarezza in queste giornate toscane. La responsabilità che ciascuno ha nei confronti della realtà storica nella quale è immerso non diminuisce, ma anzi chiede ad ognuno di interrogarsi sull’autenticità del proprio contributo. “Bene comune”, che pure ha interessato i cattolici più volte, ha assunto nel passare degli anni coloriture e urgenze sempre nuove. Cento anni ci dicono che su alcune questioni non ci sono parole definitive, ma ci può essere solo la ricerca insieme di quelle più adeguate. Perché il bene è comune anche perché è insieme che lo si cerca e che lo si può rendere possibile.
Per questi motivi, al di là delle tante relazioni, è lo spirito progettuale che anima le Settimane sociali, a partire da quella pensata da Toniolo del 1907, che ci si porta a casa e che apre al lavoro da fare nelle prossime settimane e mesi. Un lavoro che ha come primario obiettivo quello di rendere popolari, cioè non solo alla portata di tutti ma in modo che tutti possano contribuire all’accrescere della riflessione, i contributi delle giornate pisane. A partire dalle persone che abitano le parrocchie e in esse si spendono con generosità, a quelle che passano per la messa la domenica, a tutti i volti feriali dei credenti, ma non solo, anche a “tutti gli uomini di buona volontà” che desiderano una società in cui si possa godere assieme il bene, la bellezza della vita.
In questo senso non si può dimenticare la domanda che il Santo Padre ha rivolto nel saluto a monsignor Bagnasco e all’assemblea riunita a Pistoia per l’inizio della Settimana sociale: “Che dire poi dei problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani?”. È una domanda che come giovani ci facciamo spesso perché tocca il nostro futuro e i nostri desideri sul futuro, è una di quelle domande che, insieme ai contributi delle giornate, non possiamo dimenticare. Una domanda essenziale per progettare strade possibili di bene comune, oggi.Ilaria Vellani |
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