In vista della prossima Settimana Sociale è importante ribadire la necessità di tenere alta l’attenzione sul primato del lavoro, intendendo riferirsi alla persona che lavora quale parte inscindibile di una famiglia e di una comunità. La fase peggiore della crisi sembra passata e vi sono segnali di ripresa anche se i dati sono contraddittori; soprattutto non sono stati fatti passi significativi sulle cause che l’hanno generata e ciò rischia il ripresentarsi ciclico di momenti di difficoltà. Ci preoccupa che venga spesso sottovalutato il dato della disoccupazione che determina, come diretta conseguenza, la contrazione rilevante del potere d’acquisto delle famiglie e l’incremento del loro indebitamento.
Non vorremmo ci si abituasse all’idea di un’economia che cresce a scapito dei posti di lavoro, specie dei giovani che registrano tassi di disoccupazione straordinari nonostante le diverse opportunità che la normativa offre. La disoccupazione giovanile diventa una questione nazionale prioritaria per le conseguenze negative che comporta o può provocare in prospettiva. Va fatto il massimo per individuare un modello di sviluppo che preveda e renda possibile la piena occupazione. Pensiamo che il Santo Padre si riferisca proprio a quest’esigenza quando, nella Caritas in Veritate, scrive: “la dignità della persona e le esigenze di giustizia richiedono che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro, o del suo mantenimento, per tutti”.
La crisi economica ha evidenziato tutti i limiti di un sistema economico-finanziario che ha dato a molti l’illusione di poter guadagnare senza impresa e senza lavoro, semplicemente investendo e speculando. Ciò ha creato danni rilevanti con una crescita della disoccupazione e un disagio sociale che continua a registrare gravi ricadute sulle società e nazioni coinvolte. Ha prodotto una distorsione del significato del lavoro e della produzione del reddito che si riflette in modo negativo sui modelli organizzativi dell’impresa e sulla qualità del lavoro. Una crisi che non è, e non è stata, un incidente o l’interruzione di un ciclo ma il limite di un modello finora ampiamente diffuso e, per questo, ancor più dannoso.
Torna l’esigenza di non rimandare ulteriormente giuste e condivise riforme di sistema investendo sull’economia e sul lavoro reali. Torna, inoltre, la centralità del lavoro a fondamento della crescita, tanto che il recente Piano triennale per il lavoro si apre con la citazione: “la risorsa più nuova della società contemporanea non è costituita dalla terra o dalle risorse energetiche, ma da uomini adeguatamente motivati a cercare liberamente di offrire risposte agli infiniti bisogni propri e degli altri”. Ecco, allora, la dimensione partecipativa nel lavoro che chiama alla responsabilità i lavoratori e gli imprenditori di ogni livello, poiché non basta maggiore flessibilità a risolvere i problemi ma servono inventiva, capacità di investimento, innovazione.
Fondamentale è la riduzione della spesa pubblica e degli sprechi per rendere possibile un adeguato rapporto tra imposizione fiscale e sistema di welfare, ora sbilanciato. Assolutamente necessaria una riforma fiscale a sostegno delle famiglie e del lavoro. Si può affrontare e sconfiggere la crisi se si mettono in campo intraprendenza e fiducia; se si abbandonano le rendite di posizione, se si trasforma il problema in opportunità.
In questa prospettiva il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali indica quattro “problemi prioritari per tornare a liberare e regolare in modo efficace le emergenze, attive o potenzialmente tali”, e tornare a crescere:
- Come ridurre precarietà e privilegi nel mercato del lavoro, aumentandone partecipazione e flessibilità?
- Quali politiche fiscali per riconoscere e sostenere la famiglia con figli come generatrice di valori economicamente rilevanti?
- Come ridistribuire “orizzontalmente” la pressione fiscale, anzitutto spostandola dal lavoro e dagli investimenti alle rendite?
- Come sostenere la crescita delle imprese?
A questi problemi le Settimane Sociali devono cercare risposte concrete e realizzabili.Carlo Costalli |