La sfida che sarà lanciata dalla 46esima Settimana sociale dei Cattolici italiani si può, per molti versi, intravedere già ora. Soprattutto si può dire, con buona certezza, che si tratterà di una sfida alta e impegnativa.
Alta e impegnativa, perché di alto profilo, è la questione chiave che il documento preparatorio offre alla nostra riflessione fin dal titolo: Cattolici nell`Italia di oggi. Un`agenda di speranza per il futuro del Paese. La virtù della speranza, già al centro del Convegno ecclesiale di Verona del 2006, illumina l`altro termine nodale di questo titolo e dell`intero documento, cioè il riferimento al futuro dell`Italia. È facile dire che questa prospettiva appare davvero “impegnativa”, soprattutto nella difficile e confusa fase che il Paese sta vivendo. Ma rappresenta anche una straordinaria occasione per alzare il livello del dibattito e dare respiro e qualità al confronto pubblico.
C`è, però, anche un altro motivo che consente di parlare di sfida alta e impegnativa. È il rilievo quasi centrale che assume la questione dell`Educare tra le cinque che animano il documento e in cui si articolerà il confronto. Non è un caso che proprio in questi giorni la Chiesa italiana stia lanciando il tema dell`educazione come area cruciale di impegno nei prossimi dieci anni.
In questa prospettiva, il documento preparatorio propone alcune domande da cui partire per rispondere, concretamente, ai vari aspetti della “sfida educativa”: gli strumenti da offrire a scuola e famiglia per incentivare l`assunzione di responsabilità dei ragazzi e dei giovani; il sostegno all`autorità genitoriale (e la fatica di dire dei sì ma anche dei no ai propri figli...); il sostegno all`azione delle associazioni e delle “comunità elettive”, cioè quei gruppi e quelle realtà comunitarie che i ragazzi incontrano e cercano nel loro crescere.
Tali domande probabilmente non esauriscono tutte le sfaccettature della complessa sfida educativa, ma danno comunque al confronto una chiara prospettiva di concretezza.
Senza perdere quest`ottica, mi sembra che vi siano alcuni nodi che possono essere sottolineati per arricchire e ampliare il dibattito che si aprirà a Reggio Calabria.
Cruciale mi pare, ad esempio, la questione del protagonismo dei ragazzi, inteso come capacità di ascolto, di valorizzazione delle loro energie, di cura delle loro speranze. La loro voce è flebile, anche perché spesso si spegne nel rumore confuso che prevale nella nostra società. E spesso il loro coraggio si perde nel confronto con adulti inadeguati, incapaci di proporre con responsabilità e credibilità una prospettiva di senso.
Altra questione che si può proporre all`attenzione e al confronto del variegato mondo dei cattolici italiani è quella di un patto tra i i diversi attori che si occupano dei giovani: scuola, famiglia, associazioni. Un patto che deve necessariamente partire dall`idea del sostegno reciproco, dalla convinzione di una responsabilità comune, da esercitarsi secondo i propri specifici carismi e mandati.
Un altro nodo attiene alla ricerca compulsiva e sempre insoddisfatta di felicità che pare caratterizzare la società: come educatori dell`Agesci leggiamo una grande fatica nel “crescere” e nel costruire identità solide. Occorre dunque proporre esperienze che aiutino a formare un senso critico, anche valorizzando dimensioni della persona oggi un po` dimenticate, come l`abilità manuale, la salute e l`abilità fisica, la vita all`aria aperta e nella natura.
In ultimo, in una società che punta all’individualismo e all’affermazione competitiva del singolo, è importante accrescere la cultura della responsabilità, del servizio, dell’accoglienza delle differenze. La scommessa di educare al bene e alla carità parte dal riconoscimento della centralità della dimensione comunitaria e delle relazioni interpersonali. In una logica educativa che si apra, dunque, all`annuncio evangelico del primato dell`Amore. Paola Stroppiana |