Aprile 2011: La Chiesa comunità che educa
8 Aprile 2011
Sergio Belardinelli
Ordinario di Sociologia
dei processi culturali
Università di Bologna
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Perché è urgente una solida alleanza educativa
L`EDUCAZIONE ACCADE
MENTRE FAI ALTRO...
La storia della comunità cristiana è sicuramente anche la storia di una comunità che ha sempre avvertito l’educazione come una dimensione costitutiva dell’annuncio del Vangelo. E’ la passione per l’uomo che, da sempre, spinge la Chiesa ad essere una comunità educante, una comunità che mira, non a insegnare specifiche abilità, ma a formare la persona umana, le convinzioni più profonde sulle quali incardinare la nostra esistenza. Oggi sappiamo che questo compito è reso sempre più difficile da un contesto socio-culturale complesso e, per certi versi, addirittura ostile. Ma proprio per questo la Chiesa italiana rilancia in grande stile il tema dell’educazione, accogliendo l’auspicio di Benedetto XVI, affinché si realizzi addirittura una grande “alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale e ecclesiale”.
 In questi anni abbiamo parlato molto di amicizia tra genitori e figli e tra maestri e allievi, molto di tecniche educative, ma troppo poco di educazione, ossia di formazione della persona, e oggi lo scontiamo in termini di spaesamento, sradicamento, disagio sempre più profondo sia da parte degli adulti che dei giovani. Ci siamo erroneamente illusi che l’educazione potesse essere una materia da “esperti”, dimenticando così le poche e semplici evidenze elementari su cui, da sempre, si fondano tutte le vere relazioni educative: convinzioni profonde, amore, esempio e, soprattutto, nessuna pretesa di essere padroni della situazione. Un progetto educativo non è, non può essere, un progetto tecnico; è un processo di generazione di una persona e quindi sempre esposto al rischio della libertà che ciascuno di noi è. “La vita è ciò che accade mentre stai facendo altro”, cantava John Lennon. Non sono sicuro che avesse ragione. Ma certamente ci sono buone ragioni per pensare che la cosa valga per l’educazione. Davvero questa accade mentre stiamo facendo altro. Se ci pensiamo bene, le persone che hanno influito di più sulla nostra vita, lo hanno fatto grazie a ciò che, con l’esempio, con la parola, con uno sguardo, ci hanno insegnato implicitamente, non esplicitamente. Per questo è estremamente difficile e sbagliato trasformare l’educazione in un protocollo da seguire.  
Elusa la questione del significato vero dell’educare, di fatto abbiamo eluso anche la vera posta che è in gioco nell’educazione: un ideale di umanità, un ideale antropologico, tutta una tradizione, una storia, che ci interpellano e di cui dobbiamo farci carico, ognuno con la nostra libertà. Anziché puntare alla formazione della persona, ci siamo affidati alle metodologie, ai “saperi” da trasmettere, alla neutralità delle nozioni e dei valori insegnati, generando così disinteresse psicologico e relativismo ideologico, ma nessuna vera formazione. Non è casuale che in questo processo siano andati in crisi sia la funzione educativa della famiglia, sia il significato della tradizione, sia la figura del “maestro” chiamato ad attualizzarla con intelligenza, partecipazione e passione. Quanto ai nostri figli, essi non solo non sanno più nulla di storia, ma non conoscono più nemmeno il passato delle loro famiglie, il nome dei loro nonni. E’ venuto meno insomma il senso di appartenenza a una catena generazionale e, con esso, il carattere “generativo” dell’educazione, vera chiave di volta degli orientamenti pastorali della chiesa italiana dei prossimi dieci anni.
A differenza degli altri animali, gli uomini hanno bisogno di molto tempo per “trovarsi”, per imparare a dire “io”, per condurre una vita all’insegna dell’autonomia, della libertà e della responsabilità; hanno bisogno di relazioni significative con altre persone che li amino e, amandoli, sappiano schiudere loro la bellezza del mondo e della vita. Per questo trovo assai importane l’esortazione che ci viene rivolta dalla chiesa italiana a realizzare “un’alleanza educativa”, che sappia coinvolgere famiglie, scuole, operatori del mondo dei media, parrocchie, associazioni, movimenti. Ne va del fondamento della nostra esistenza.

Sergio Belardinelli

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