Aprile 2011: La Chiesa comunità che educa
8 Aprile 2011
Pina De Simone
Professore straordinario di Filosofia
Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione San Luigi
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Dove la Chiesa fa casa con gli uomini
PARROCCHIA, IL LUOGO
DELLE RELAZIONI DATE
Perché la parrocchia è comunità educante? Per il fatto stesso di essere ciò che è e di poterlo essere ancora oggi. La parrocchia, ovvero la Chiesa che fa casa con gli uomini, Chiesa tra le case. È prima di tutto nel radicamento in uno spazio, in un luogo e nella sua storia, nell’appartenenza profonda ad un territorio, nella vicinanza alla vita concreta della gente, con i suoi tempi, le sue fatiche e le sue contraddizioni, che la Chiesa può essere fino in fondo realtà capace di promuovere la crescita della vita di ciascuno e di tutti verso un orizzonte di pienezza.
La parrocchia è luogo di relazioni: di relazioni scelte, ma anche e prima di tutto di relazioni date, non cercate, e proprio per questo provocazioni ineludibili all’accoglienza e al confronto, alla condivisione e alla comunione reale. Il carattere popolare della parrocchia è una grande risorsa da ritrovare e da far emergere in tutte le sue potenzialità in ordine ad un percorso educativo che abbia quale punto di partenza l’accettazione della “datità” della nostra esperienza di vita e di relazione. La vita non comincia con noi e non comincia da noi. Riconoscersi dentro una realtà di vita e di fede che è di tutti e che tiene insieme sensibilità, storie, livelli culturali e di maturazione diversi, è una grande ricchezza. Significa capire che per essere fino in fondo  persone non possiamo essere eroi solitari, che dobbiamo camminare insieme accettando i tempi lunghi della maturazione comunitaria, la fatica del dialogo, la difficoltà del pensare insieme, del capirsi, dell’imparare a rispettare la condizione di ciascuno, valorizzando l’apporto di cui ciascuno è capace. Ma significa anche capire che non ci si salva mai da soli, che la fede è fatta di slanci e di luminose intuizioni ma non di presuntuose fughe in avanti, che la chiamata alla santità è per tutti e che ad essa rispondiamo solo se al nostro “si” è attaccato il “si” di tanti, che quel “si” può contribuire a moltiplicare ma da cui, sicuramente, non può prescindere.
La parrocchia è il luogo in cui si sperimenta il volto concretissimo e reale della solidarietà della vita e della vita di fede: siamo legati gli uni agli altri, non possiamo non esserlo, non possiamo smettere di esserlo. Far crescere la nostra vita, aiutarla a fiorire verso una misura alta di umanità, è possibile solo se essa si costruisce in una rete solidale di relazioni. La parrocchia può essere luogo in cui dilatare e imparare a coltivare con responsabilità e profondità di senso questa rete, ma può essere tale solo se ritrova il suo centro vitale nell’Eucaristia, fonte viva e perenne di ogni nostra capacità di relazione, e se lasciandosi condurre dall’infinita eccedenza della grazia che ci genera alla possibilità e alla verità della comunione, si apre all’accoglienza e all’incontro, al coinvolgimento delle famiglie, ai fermenti culturali, alle esperienze di impegno e di responsabilità civile, ai percorsi di volontariato, al confronto e alla collaborazione con le istituzioni che hanno la responsabilità pubblica dell’educazione e con quelle che amministrano la vita della città. La parrocchia è chiamata, oggi più che mai, ad accantonare la tentazione della chiusura e ad essere espressione viva e promotrice infaticabile di una logica di inclusione. A fronte dell’atomismo dilagante, essa è chiamata a tessere legami, a scoprire i fili che si lasciano intrecciare, a  far emergere ciò che ci unisce, spingendo con decisione alla ricerca condivisa del bene e del bene di tutti.
La parrocchia è luogo in cui respirare e toccare con mano a quale bontà di vita conduca l’annuncio del vangelo e come quest’annuncio possa incontrare l’esistenza di tutti nei suoi livelli più ordinari e quotidiani, tirando fuori l’ansia di pienezza e di verità che l’attraversa. Ad essa è dato di mostrare il volto ordinario e comune della fede. Disponendo prima di tutto e fondamentalmente degli strumenti essenziali della vita di fede che a tutti sono dati nella comunità ecclesiale -  l’ascolto della parola, la vita sacramentale, l’esercizio della carità - e assumendoli consapevolmente in tutta la loro portata, la parrocchia può costruirsi sempre più come comunità che lasci avvertire il respiro dell’infinito nella finitezza del tempo, che abbia il senso della fragilità e del limite senza mai rinunciare all’ampiezza degli orizzonti derivanti dall’esigente dono della comunione.
Una parrocchia così è una parrocchia che sa camminare secondo un progetto, che sa farsi carico della crescita di tutti e di ciascuno perché sa ritrovare, ogni volta, il cuore pulsante e vivo del suo responsabile impegno: educare alla vita buona del vangelo.

Pina De Simone

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