Come indica la sigla del gruppo di partiti, premiato dalle recenti elezioni politiche - “Popolo della libertà”- , c’è da aspettarsi che sia proprio questo valore, quello della libertà condivisa da tutto un popolo, a rappresentare il fulcro di questo disegno politico e l’insegna ideale della sua programmazione.
Senza perderci nella molteplicità delle sue declinazioni teoriche, tradotte in forme differenti nelle versioni moderne delle democrazie occidentali, si può chiedere almeno di tutelare tre espressioni necessarie di libertà politica, che direttamente ineriscono alle giuste pratiche di vita della società civile.
La prima, forse più urgente per il suo alto contenuto emotivo, è la libertà dalla paura che circola nelle strade delle nostre città e che non è risolvibile soltanto con provvedimenti giuridici restrittivi o con forme aggressive di sorveglianza poliziesca. In un mondo sempre più insicuro, assillato da sinistre premonizioni sul destino dei fluttuanti mercati finanziari, sull’inconsistente potere di acquisto dei nostri salari, oltre che sulle improvvise catastrofi naturali, il cittadino ha bisogno di coltivare la certezza che gli spazi pubblici siano liberi da violenze quotidiane, dove ormai troppo spesso si consuma la brutalità sulle donne e su quanti possono d’improvviso diventare oggetti di sopraffazione fisica.
La libertà di trasformare questi ambiti in luoghi tranquilli di aggregazione sociale ha soprattutto bisogno di un serio sforzo collettivo, in ordine ad un impegno finanziario ed intellettuale che investa l’intera sfera della promozione culturale ed educativa.
Puntare su questo settore strategico, spesso sottovalutato per il suo non immediato ritorno politico, significa innescare meccanismi democratici in grado di spingere la società civile, nelle sue varie articolazioni, a farsi essa stessa promotrice di iniziative che aiutino, a vari livelli, a recuperare interesse per la realtà, a potenziare un giudizio positivo sugli spazi comuni, a coltivare con rispetto le relazioni umane.
Si è così giunti alla seconda sfera della libertà da sollecitare, la libertà dell’insegnamento e della formazione . Terreno d’impegno delle molteplici agenzie educative sparse nel nostro Paese – come la scuola e le università – è auspicabile attendere che il vasto settore delle iniziative private vengano non solo incoraggiate, ma anche incentivate, in nome del pluralismo educativo che è alla radice delle moderne democrazie liberali.
Nessuna concorrenza con le istituzioni statali, ma luogo di libera scelta per quanti desiderano proporre ai loro figli i valori di una secolare tradizione educativa, che attende ancora di essere pienamente tutelata, anche contro gli attacchi pretestuosi di modelli laicisti dominanti.
Sta qui la terza forma di libertà che ci si aspetta sia ancora di più promossa: la libertà di informazione. Non certo quella proclamata da tanti giornalisti d’assalto, pronti a sbranare la vittima di turno con la violenza di parole spesso non documentate, come avviene con molta, troppa frequenza.
La sempre più marcata autoreferenzialità dei sistemi politici, che sembrano obbedire a logiche distanti dalle domande del tessuto sociale, così come l’affinamento delle tecniche di manipolazione del consenso, impongono una riflessione sull’onestà e trasparenza dell’informazione massmediale, in grado di preparare una “opinione pubblica” capace di svolgere un ruolo critico e costruttivo nei confronti della classe politica. La funzione educatrice dell’informazione è un’istanza fondamentale che va tutelata e liberata dalle pressioni dei gruppi di potere. E’ questa una richiesta eccessiva e, forse, ingenua?
Ai politici che si apprestano a lavorare per tradurre le loro istanze programmatiche, va ricordato che il “Popolo della libertà” non ha affidato loro soltanto uno strumento potente di gestione liberista dei mercati finanziari, ma un valore civile che deve consentire di realizzare obiettivi condivisi, nel rispetto del quadro dei “diritti–doveri” che disegnano le aspettative di tutta la società italiana. Paola Ricci Sindoni |