Ottobre 2008: Grande crisi & nuovi poveri. Tra realismo e catastrofismo
22 Ottobre 2008
Franco Pasquali
Coordinatore Retinopera,
segretario generale Coldiretti
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Se il lavoro non libera più dalla povertà...
DA RISCRIVERE LE REGOLE
DEL CAPITALISMO
Superare la povertà come elemento decisivo per la dignità dell’uomo. E’ questa una delle certezze emerse dal seminario nazionale che l’associazione “Retinopera” ha tenuto a fine settembre ad Assisi e che ha anche detto chiaramente che nell’impegno per il bene comune i cattolici devono adoperarsi in un patto associativo senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà che indubbiamente esistono, ma che non devono mai essere un alibi per il disimpegno. Mai come oggi ci sono i presupposti per lanciare una sfida alle povertà emergenti. La crisi economica in corso, innescata dalla vicenda dei mutui americani, e non certamente risolta nonostante la ripresa di questi giorni delle Borse mondiali, rappresenta un’incredibile opportunità di impegno per chi ha un’anima popolare e non è insensibile alla sofferenza di una società in cui, per la prima volta dal dopoguerra, il lavoro non libera dalla povertà e l’ascensore sociale non svolge più la sua funzione trainante, dal momento che oggi il 59% dei giovani resta nel ceto da cui proviene e il 20% è più povero dei propri genitori.
Il 2008 è destinato a divenire un anno storico quasi come quello della caduta del Muro di Berlino, un anno che segnerà l’avvio della riscrittura del capitalismo occidentale. Esso quindi rappresenta l’occasione per riscrivere regole più aderenti ad una reale centralità del bene comune.
Ma l’orizzonte è anche più ampio. Basta considerare che il piano americano  messo a punto dal presidente degli Stati Uniti Bush per salvare Wall Street e quello europeo per risollevare le borse del Vecchio Continente impegneranno oltre mille miliardi di dollari, ma nel mondo ci sono 1,4 miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro e 25 centesimi e che non possono essere lasciati fuori dalla stanza in cui si riscrivono le regole dell’economia. Anche per questo il mondo cattolico deve dare dei segnali forti. Se si sta riscrivendo un modello di sviluppo, noi cattolici vogliamo dare il nostro contributo a crearne uno che sia sostenibile, come ci insegna la Dottrina sociale della Chiesa e come ci esorta a fare papa Benedetto XVI.
Anche nel nostro Paese dobbiamo adoperarci per superare la cultura dell’emergenza, ad esempio creando una cultura vera dell’accoglienza. Non dimentichiamo che l’Europa a 27 Paesi nel 2015 avrà più decessi che nascite e, in questo quadro, l’Italia è tra le nazioni meno prolifiche. E’ un segnale preoccupante e più ci si indebolisce, più sarà difficile riprenderci. Ecco perché occorre sviluppare una cultura dell’apertura.
Il futuro dei nostri sistemi di sicurezza e protezione sociale è oggi quanto mai alla prova, ma la vera questione è rompere lo sterile dibattito tra difensori degli equilibri esistenti e coloro che, in nome di una questione di costi, intendono smantellare le reti di protezione o renderle sempre più frantumate e incerte. Retinopera, e le 18 associazioni che la compongono, sono d’accordo nel puntare maggiormente su un diretto protagonismo delle persone e delle famiglie e costruire un nuovo patto tra le generazioni che favorisca i giovani, senza con ciò sacrificare gli anziani, dentro una rete rinnovata di protezione e sicurezza, che guardi al futuro.
Ma nel nostro Paese sono urgenti adeguate politiche di sostegno e di incentivo alla natalità, che sappiano raccogliere e vincere la sfida a medio termine di un nuovo dinamismo demografico, base storicamente provata di ogni altro dinamismo sociale e di progresso economico. In questo senso, bisogna dare sostanza all’equità orizzontale e ad una concreta riforma fiscale che riconosca in modo significativo il quoziente familiare, come investimento del Paese sul proprio futuro.  
E’ questa la strada che il mondo cattolico deve seguire. E questa la strada che Retinopera vuole seguire per combattere le vecchie e le nuove povertà che non sono soltanto economiche, ma che oggi sono soprattutto di rapporto, determinate dalla mancanza di quella vita spirituale che garantisce capacità ed energie immense sulle quali dobbiamo contare per creare un nuovo modello di sviluppo che  possa garantire un mondo migliore.

Franco Pasquali

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