La vicenda di Eluana Englaro è innanzitutto una drammatica vicenda umana. Per questa ragione va dichiarato preliminarmente il massimo rispetto per Lei e per la sua famiglia e per il dolore di quanti, direttamente o indirettamente, versano in Italia e nel mondo in condizioni di infermità difficili e complesse. Allo stesso tempo, però, proprio la consapevolezza della complessità di tali vicende impone di comprendere, accanto ai vissuti privati, anche le conseguenti ricadute pubbliche che esse inevitabilmente producono e sulle quali siamo chiamati ad offrire il nostro responsabile contributo di cittadini. Dinanzi al diffondersi nella società italiana di casi di infermità gravissimi simili a quello di Eluana Englaro è necessario che la pubblica opinione sia correttamente sensibilizzata e informata, in particolar modo su quelle specifiche tematiche che investono la vita delle persone e che interrogano la sensibilità etica di ciascuno.
Comprendere l’intima delicatezza di tali vicende consente di cogliere le oggettive esigenze di tutela ad esse sottese. Il caso Englaro non è soltanto una difficile vicenda umana. Ma è divenuto anche una vicenda giudiziaria, mediatica, politica. Un iter lunghissimo e tormentato fatto di tribunali e ricorsi, di un’informazione nutrita di polemiche, di un dibattito politico talvolta strumentale. Avere la pazienza di rileggere, proprio in queste ore che seguono all’emanazione della decisione delle sezioni unite della Corte di Cassazione, l’intero “calvario” di Eluana Englaro, a partire da quel drammatico 18 gennaio del lontano 1992, giorno del suo incidente, consente di comprendere la misura della necessità, o meglio dell’urgenza di una legge capace di disciplinare in maniera chiara i “casi di fine vita”. A questo proposito si rivela esemplificativa l’analisi dell’esperienza giuridica in materia, che, in assenza di una regolamentazione ad hoc, ha messo in moto meccanismi delicatissimi, conducendo peraltro a decisioni differenti, corrispondenti volta per volta alle singole valutazioni di questo o quel giudice. Ciò rende chiaramente ragione della necessità di fare fronte a questo vulnus legislativo con una regolamentazione specifica.
L’assenza di una disciplina, infatti, tra le altre conseguenze negative che ha prodotto, non ha fatto altro che accrescere in maniera indefinibile la confusione della pubblica opinione e, allo stesso tempo, la fatica personale di quei familiari deputati alla rappresentanza giuridica delle rispettive persone malate
L’Azione Cattolica Italiana condivide pertanto con piena convinzione l’esigenza promossa dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, affinché sia varata dal Parlamento italiano una legge che riconosca “valore legale a dichiarazioni inequivocabili” nell’ambito dei casi di “fine vita”, con l’intento di definire in maniera lineare la materia e orientare la previsione legislativa al principio del favor vitae.
Più in generale, riteniamo sia quanto mai urgente educarsi ed educare al senso e al valore della vita; per questo l`Azione Cattolica italiana avverte con ancora più forza la responsabilità di continuare a declinare il proprio impegno attraverso un rigoroso progetto formativo sui temi che investono la persona umana. Si tratta di contrapporre al modello imperante una proposta educativa e formativa nuova, capace di correggere le storture di un’informazione spesso strumentale e approssimativa, e di formare cittadini e cristiani pronti ad accogliere consapevolmente le sfide della modernità nella fedeltà ai valori che informano la dignità della vita.
Capillarmente diffusa nel nostro Paese, l`Azione Cattolica ha saputo sempre nel tempo alimentarne la speranza, contribuendo a costruirne il futuro. Così è stato nel primo dopoguerra, quando l`Ac, attraverso la fondazione e la diffusione della Gioventù Femminile, è riuscita a promuovere in modo impensabile fino a pochi anni prima il ruolo della donna nella Chiesa e nel Paese. E così pure è accaduto nel secondo dopoguerra che ha visto l`Azione Cattolica straordinariamente impegnata nella riedificazione materiale, politica e morale del Paese. In questa stessa linea ci sembra sia oggi il tempo per l`Ac e per l`intero laicato cattolico di investire le proprie migliori risorse nella direzione di un impegno formativo e culturale che rimetta al centro la persona in tutte le sue dimensioni e in qualunque condizione di vita, un impegno diffuso, popolare e vivo, capace di far trasparire le sue più concrete implicazioni e, in particolare, il suo valore di speranza e di futuro per l`uomo. Franco Miano |