| Le vicende recenti della politica interna italiana riempiono non soltanto le pagine dei giornali e le immagini dei telegiornali, ma risvegliano nei comuni cittadini una attenzione critica che sembrava essersi spenta.
È vero che ogni tanto, con diversa frequenza, ai cittadini, lettori e ascoltatori o spettatori o soltanto passanti, si indirizzano sondaggi di opinione. Ma domande e risposte frettolose sono lontane da quelle argomentazioni che si cominciano a registrare in occasioni di colloquio, orale o scritto, in appositi programmi o rubriche, per non dire di quelle, del tutto spontanee e casuali, in cerchie private o familiari.
Ci si comincia a chiedere, non con indignazione e polemica di chi è pregiudizialmente schierato da parte opposta, ma con l`angoscia di chi si è tenuto e vuole conservarsi fuori da conflitti, fino a che punto sia possibile esprimere opinioni politiche in una democrazia che appartiene alla tradizione occidentale, e non a quella peraltro estinta delle democrazie popolari. Sembra che le censure politiche siano vietate a meno che non siano supportate dalla commissione di reati, accertati e sanzionati da pronunce giudiziarie.
Ecco, questa confusione tra due ambiti, che dovrebbero essere rigorosamente distinti, allarma l`opinione pubblica. I più anziani ricordano che nell`Europa dell`est, prima della caduta del muro di Berlino, gli avversari politici si mandavano dinanzi ad un tribunale e poi in carcere o a morte.
Quei ricordi aiutano a capire che, almeno dalle nostre parti, la storia del inondo non è più quella.
> Segue a pag. 8 Ma appunto perciò si possono esprimere diverse opinioni politiche dentro un partito o tra partiti, senza volere l`annientamento dell`avversario pervie giudiziarie. Anzi è fisiologico in politica discutere tra molteplici punti di vista, temere l`unanimismo e il principio di intolleranza, che si esprime nel motto "chi non è con me è contro di me". Se solo si esercitasse quella inunaginazione sentimentale che consente di misurare quanta sofferenza interiore si infligge agli altri e si procura a sè con la intolleranza, che diventa odio! Aquesto punto la dialettica politica si fa prodromo di guerra civile, anche se fredda.
E nessuno vorrebbe, per amor di patria, se non anche per carità cristiana, che una tal guerra si guerreggiasse nelle aule giudiziarie. Gli italiani, che intendono ragionare senza passionalità, comprendono che l`equilibrio tra i poteri più radicalmente politici, quelli del governo e del parlamento, e il potere giudiziario va tutelato ad ogni costo. In tal senso va valutato il monito del Capo dello Stato che sia il nuovo e non il Consiglio superiore della magistratura in scadenza ad occuparsi di casi giudíziari apertisi durante lafinita consiliatura. E come dire nemo index in causa propria.
Ma i cittadini che si autoeducano in questi giorni, prendendo le distanze dai tanti commentatori titolati, accogliendo da ciascuno quel che è giusto e rifiutando il resto, vanno pensando che al di sopra della responsabilità politica e di quella giuridica sta quella morale che riguardala coscienza, i fini che si danno alla propria vita, per il bene comune e non solo per sè, la famiglia, i soci, la corporazione, il partito. Stavamo dimenticando questa superiore eticità della vita pubbli ca e della rappresentanza democratica.
Il bene comune è una dottrina cristiana, e forse la Chiesa dovrebbe rammentarlo più energicamente ai suoi interlocutori.
Ma quanti si professano laici ricordino la raccomandazione dei Romani di vivere onestamente. Se lo sconcerto che le nostre cronache quotidianamente accrescono nella prospettiva dell`esercizio dei diritti e dove- ri di cittadini elettori, si comporrà in una più serena rappresentazione dellavitapolitica, ricorderemo questi giorni come la crisi liberatoria di una malattia altrimenti fatale. |