Settembre 2010:
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Avvenire 29 Luglio 2010

di Gianfranco Marcelli
La grande partita del "caso Fiat" 

IL RIVOLUZIONARIO
E LA POLITICA DISTRATTA
E INVISCHIATA
Invischiate in un miscuglio di rassegnazione e in­differenza, distratte dalle convulsioni interne al­la maggioranza e dagli sviluppi delle inchieste giu­diziarie su P3 e dintorni, la politica e la società ita­liane sembrano incapaci di inquadrare nelle sue e­satte dimensioni la grande partita che si sta gio­cando attorno al caso Fiat. Proiettata ormai da an­ni in una dimensione operativa sovranazionale, che l’accordo dello scorso anno con Chrysler ha solo reso evidente anche ai ciechi, l’azienda manifattu­riera che fu nazionale per definizione è pronta a­desso a giocare in modo `esemplare` una carta cru­ciale per il futuro di tutti: la messa in discussione e­splicita e il superamento del tradizionale sistema di relazioni industriali, costruito storicamente sul bi­nomio conflitto-contratto. Un obiettivo, questo, perseguito dal numero uno Sergio Marchionne non con intenti ideologici, ma quasi per marcare una volta per tutte il carattere di `extra territorialità` del suo gruppo, non più di­sposto a restare all’interno di recinti ritenuti, a tor­to o a ragione, insostenibili. Che tutto ciò possa av­venire senza ricadute significative per il Sistema I­talia nel suo complesso è evidentemente impensa­bile. Stupisce, allora, che per il momento nei pa­lazzi della politica non siano in molti – ministro Sacconi a parte – a prendersene cura con un livello a­deguato di attenzione.

Il giorno dopo l’annuncio sulla `newco`, la nuova società creata appositamente per gestire lo stabi­limento di Pomigliano, si è consu­mata ieri sull’asse Torino-Roma u­na giornata di incontri e di trattati­ve che, a livello di decisioni con­crete, si è rivelata ancora interlo­cutoria. Ma che intanto è servita al­l’amministratore delegato di Fiat per ribadire il suo punto di vista con un frasario netto e dai tratti vaga­mente messianici («Ci sono due so­le parole possibili da pronunciare: una è sì, l’altra è no»).

Non è escluso che certi toni ulti­mativi nascondano una intenzio­ne tattica, che le pressioni media­tiche e psicologiche puntino anzi­tutto ad ammorbidire le compo­nenti sindacali e politiche tuttora contrarie a consentire deroghe al sistema delle regole vigenti, in cam­bio della certezza di un impegno produttivo consistente. Anche l’i­potesi di non iscrivere la nuova a­zienda all’associazione delle indu­strie metalmeccaniche, per sfuggi­re ai vincoli del contratto collettivo, potrebbe infine rientrare, in pre­senza di garanzie adeguate sulla continuità dei ritmi lavorativi e sul­la rinuncia alla conflittualità facile: in fondo, gli operai Chrysler di De­troit hanno già firmato da tempo l’impegno a non scioperare fino al 2015.

Ma anche solo il fatto che uno sce­nario
simile sia stato evocato, ci pa­re, avrebbe dovuto destare ben al­tra attenzione. Dagli anni ’50 in poi, l’accostamento Fiat-Confindustria ha rappresentato un binomio pressoché obbligato, una sorta di identificazione implicita e scontata tra gli interessi della maggiore azienda nazionale e quelli della categoria degli imprenditori privati. Al punto di dar vita a ricorrenti polemiche delle pic­cole e medie imprese, che spesso imputavano a Via­le dell’Astronomia un eccessivo appiattimento sul­le posizioni di Corso Marconi. La semplice ipotesi di un `satellite` Fiat che non entra in Federmecca­nica, la sigla confindustriale di settore, ha insom­ma del sensazionale. Molti indizi, per altro, inducono a pensare che la vi­cenda Fiat non si giocherà mai più solo sul terreno simbolico. E che molte tessere, nel mosaico finale dell’industria automobilistica italiana e mondiale, usciranno rivoluzionate: ci auguriamo senza paga­re prezzi sociali troppo alti e senza ridestare anti­chi e tristi fantasmi. Che nulla sarà più come prima, altrove se ne sono accorti da tempo. Domani Barak Obama sarà a De­troit, anche per visitare gli impianti della Chrysler. Ad accoglierlo ci sarà quello stesso Marchionne che il presidente Usa volle già incontrare nella fase de­cisiva della trattativa con Fiat. Da dove tutto è co­minciato. Al volante dell’auto c’è posto per uno so­lo, ma i cambi di marcia e di direzione – tanto quan­to le accelerazioni – vanno sorvegliati con lucida capacità di governo e di rappresentanza dell’inte­resse comune.
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