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| Bilancio delle settimane sociali |
MAI PIU’ AUT – AUT
E’ IL TEMPO DELL’ ET – ET |
Quella celebrata a Pistoia e Pisa sarà ricordata come la Settimana sociale dell’et-et. Della giustizia sociale come della vita, della famiglia come della pace, della legalità come della sussidiarietà.
Certo, restano nella memoria di tutti le ondate di applausi che hanno scandito i passaggi fondamentali dei dibattiti seguiti alle relazioni. Ma sarebbe un grave errore prospettico pensare che i nuovi cattolici italiani facciano scelte selettive che li spingono a dividersi in base a presunte quanto irrealistiche appartenze politiche o pseudo ideologiche. La realtà sta altrove: nel rifiuto della logica dell’aut-aut. Di chi ci vorrebbe pacifisti in guerra contro chi difende il diritto alla vita. O schierati per la famiglia contro chi persegue la giustizia sociale.
Non sarà che la distinzione, se mai, andrebbe ricercata semplicemente nella dimensione dei carismi e nelle vocazioni che per fortuna non mancano, né smettono di animare e contrassegnare il variegato cattolicesimo italiano? Nella prospettiva dell’impegno, non si tratta solo di capire che ciascuno di noi agisce in un ambito, ma di non trascurare mai i valori fondanti del comune essere cristiani, più volte richiamati dal Magistero e che trovano espansione proprio nelle virtù di una Chiesa in dialogo con il mondo.
Qualcuno taccerà questa nostra analisi di buonismo a buon mercato. Noi siamo convinti, invece, che nessun cristiano possa rinunciare ai valori “non negoziabili” (vita, famiglia e libertà di educazione), come alla spinta verso la pace, la giustizia e il sostegno ai poveri. Ci verrebbe da dire: ma che cristiani saremmo se solo lasciassimo indietro una sola di queste priorità?
Ma poiché non viviamo in una bolla di sapone e sappiamo cogliere le contraddizioni che emergono anche dai nostri dibattiti e dai nostri confronti, dobbiamo saper costruire con tenacia la stima e la fiducia reciproche. Ancora una volta Pistoia e Pisa hanno dimostrato, dopo Verona e Loreto, che il cattolicesimo italiano è vivo e vivace. Ma non ci si può attardare un istante, vista la complessità dei problemi della società italiana.
In questa prospettiva, l’auspicio a promuovere solide “reti” fra cattolici e luoghi del discernimento comunitario, deve essere colto con slancio, coraggio e generosità. Lo esigono le ingiustizie da sanare, le vite da far nascere e preservare sino alla morte naturale, i poveri da soccorrere nel segno della giustizia sociale, i giovani da sostenere con l’educazione e con il superamento dell’eterno precariato, la pace da costruire nei cuori e nei patti fra gli uomini, la libertà sociale e di educazione da coltivare. Vi sembra poco per un’agenda sociale e politica dei cattolici italiani?
Domenico Delle Foglie |
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