Cosa c’è di più sfuggente, oggi, della nozione di popolo? Sotto la spinta dei totalitarismi, il Novecento aveva dovuto fare i conti con una storia, e con una concezione della storia, che finiva con l’appiattire i popoli sull’asse Stato-Nazione. In un processo identificativo che toglieva qualcosa, anzi molto, ai popoli, per dare forza-qualità-poteri agli Stati. Finendo così per privilegiare piuttosto il concetto di masse (nel migliore dei casi popolari), piuttosto che quello di popoli, in cui la dimensione della persona, chiamata sempre a fare scelte consapevoli, è molto più forte e significativa. Non dunque masse e individui da manovrare al servizio di ideologie, Stati e apparati di potere, ma popoli in cui ciascuna persona ha qualcosa da offrire per la costruzione del senso comune. Ovvero, quel complesso universo di significati che ciascuno di noi contribuisce a modellare e che diviene il giudizio più profondo che una comunità nazionale attribuisce a questo o quel passaggio decisivo della propria storia civile.
Oggi altre minacce incombono sui popoli e sulla loro capacità di esprimere un “giudizio” sui propri destini e sulla stessa direzione della storia, nelle loro più diverse sfaccettature. Che si tratti di scelte politiche o antropologiche, economiche o sociali, è comunque decisivo quel particolare “giudizio” proprio per la costruzione del bene comune. Dunque, non è secondario indagare oggi il significato che noi tutti attribuiamo alla nozione di popolo. E in qualche misura lo è ancor più per i cattolici che alla dimensione di popolo sono particolarmente legati, non solo perché ne sono parte integrante, ma soprattutto per la consapevolezza che non c’è democrazia senza un popolo libero. E che non c’è società aperta se non c’è il riconoscimento universale dell’autodeterminazione dei popoli. Senza dire che garantire alla fede la possibilità di esprimersi nello spazio delle coscienze individuali come in quello pubblico, è una precondizione su cui è impossibile fare sconti.
Dunque persona, popolo, democrazia, libertà, senso comune e bene comune, appartengono alla stessa filiera di garanzia delle democrazie come noi le conosciamo e apprezziamo. Resta da vedere dove si annidano i pericoli, primo fra tutti la globalizzazione che se ha dilatato all’infinito i confini, ha anche operato una sottrazione di identità, a partire proprio dalla coscienza di appartenere ad un popolo. Consapevolezza, questa, assolutamente indispensabile nei momenti in cui le crisi fanno sentire più profondamente i loro morsi.
Altro rischio è quello legato al tentativo, proprio delle società complesse, di spezzare quel circuito virtuoso di solidarietà e di compenetrazione che lega istituzioni e popoli. Un esempio su tutti: allontanare la Chiesa dal popolo. Ovvero il popolo dalla Chiesa, sancendone il definitivo divorzio. E’ questo un esercizio ricorrente, soprattutto in Italia, sotto la spinta di un laicismo tanto rozzo quanto aggressivo. Ma a questa tentazione devono sottrarsi in primis i laici più esigenti e tolleranti. Aiutando tutti i non credenti a capire che pensare di sottrarre alla Chiesa il “suo” popolo è un esercizio sterile e inattuale, anacronistico e inutile. Così come il tentativo, messo in campo da alcuni media, di rappresentare una “Chiesa italiana senza popolo”.
Dal referendum sulla Legge 40, passando per il Family Day, quel popolo ha fatto sentire alta la sua voce nel dibattito pubblico, senza mai prevaricare. E’ altamente improbabile che rinunci a farlo negli altri passaggi decisivi della vita pubblica. E’ già accaduto nei mesi scorsi per Eluana Englaro, si ripeterà in occasione del dibattito sul “fine vita”, non mancherà ogniqualvolta le più profonde domande antropologiche interpelleranno le coscienze dei cittadini. Da Porta Pia al Family Day, ne è passata di acqua sotto i ponti. Una nuova Porta Pia che, come auspicano certi laicisti italiani, ”ponga fine alla concezione sacrale della vita” è una prospettiva remota e sinceramente irrealistica. Un’altra utopia moderna destinata a infrangersi sulle dighe delle coscienze. Di credenti e non credenti. Domenico Delle Foglie |