Luglio 2010: La crisi raccontata dai giovani
24 Dicembre 2008
Smascheriamo quanti non riconoscono
il valore della diversità uomo-donna
LA DITTATURA DEL GENDER
OSCURA LE DISUGUAGLIANZE

"Maschio e femmina li creò”: questo celeberrimo passaggio della Genesi è davvero un dato ormai superato, come sostengono implicitamente sia l’Onu (e le sue agenzie) sia l’Unione europea (e come sempre più spesso affermano televisione, cinema e pubblicità), o si tratta invece di un dato scientifico reale? La Chiesa cattolica è certa che lo sia, essendo assolutamente convinta che la differenza biologica tra donne e uomini costituisca una realtà irrinunciabile. Anche nel discorso alla Curia Romana riunita per gli auguri di Natale, Benedetto XVI lo ha ribadito con forza: “Non è una metafisica superata se la Chiesa parla della natura dell`essere umano come uomo e donna, e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato”. Il pontefice ha colto il nocciolo del problema quando ha osservato che “ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine gender si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità”.

La contrarietà della Chiesa all’ideologia del gender (quell’ideologia secondo cui non esiste una differenza biologica tra femmine e maschi, essendo la femminilità e la mascolinità costruzioni culturali indotte, dalle quali bisogna liberarsi per stabilire l’autentica eguaglianza tra gli esseri umani), viene presentata come l’ennesima intransigente chiusura del cattolicesimo alla modernità. Eppure, superato l’entusiasmo iniziale (completamente sconfessato), la netta opposizione a questa ideologia è ormai sostenuta con forza sia dalla maggior parte della comunità scientifica internazionale, che da numerosissime femministe. Mentre sul piano scientifico, scienze biomediche come la genetica, l’endocrinologia e la neurologia hanno ormai dimostrato come sin dal concepimento sia presente la differenza (cromosomi XY per i maschi e XX per le femmine), buona parte del femminismo non può accettare un discorso che presenta la specificità femminile come un handicap da cancellare (l’anatomia muliebre è un valore, e non un fardello doloroso e razzista). Eppure, questo multiforme fronte comune contro la dittatura del gender viene costantemente e sistematicamente ignorato.
La questione è, invece, decisiva. Da un lato, infatti, sostenere che la femminilità e la mascolinità siano socialmente costruiti, implica necessariamente sostenere che in qualsiasi momento (e anche più volte nel corso della stessa vita) ciascuno possa liberamente scegliere la propria sessualità. Un elemento questo che ha risvolti estremamente concreti: basti pensare alla legislazione spagnola e a quella argentina, che prevedono entrambe la possibilità di cambiare sesso senza bisogno che vi sia una preventiva operazione chirurgica. Dall’altro canto, sostenere (contro ogni evidenza scientifica) che non vi siano differenze naturali tra i sessi, sottintende un pericoloso fraintendimento su cosa effettivamente implichi e sostenga il principio di uguaglianza. Nelle loro campagne ossessive, infatti, Onu e Unione europea risultano implicitamente convinte che questo basilare principio, che non è certo esagerato definire una delle roccaforti delle moderne democrazie, non richieda di fingere che tutti siano uguali. Uguali, infatti, gli esseri umani tra loro non lo sono affatto. Solo nella misura in cui ciò sia effettivamente riconosciuto, si daranno realmente a tutti, allo stesso modo e in pari grado, piena dignità e uguali diritti.

Giulia Galeotti

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