Settembre 2010:
3 Maggio 2010

Gli aiuti indicano che l`Europa  è ancora
un valore che va oltre la burocrazia

GRECIA, LA UE HA SCELTO
MA ORA DEVE CRESCERE
La crisi del debito greco ci offre la preziosa quanto drammatica opportunità per riflettere su temi che ormai da tempo non risuonano più nel dibattito pubblico italiano, spesso consacrato all’introspezione da salotto priva di profondità e alle lotte intestine fra fazioni che hanno come orizzonte massimo le prossime ventiquattro ore, il lancio di agenzia comunicato tramite Blackberry e le dinamiche di un potere esclusivamente nazionale. Se non ce ne fossimo ancora accorti, oltre ad importanti argomenti di carattere finanziario prima ed economico poi, legati alla solvibilità di Atene, alla possibilità concreta di evitarne il default e al ruolo dei mercati internazionali, le tensioni di questi giorni sollevano due questioni di carattere più generale, quali la responsabilità in politica e il futuro dell’Unione Europea.
La responsabilità rileva nel momento in cui si debba considerare l’operato dei governi greci degli ultimi dieci anni; la reazione dei cittadini davanti alla prospettiva di politiche economiche molto restrittive; il comportamento delle grandi banche a partire dalla Bce nell’acquisto per anni di titoli greci sopravvalutati alimentando dinamiche viziate; le rigidità della Germania circa la prospettiva di un prestito da concedere all’inaffidabile Grecia. Ci siamo tutti concentrati sulle immediate misure di operato, ma la difficile situazione in cui si trova l’economia mondiale dovrebbe spingere tutti noi a riflettere, ricercare e valorizzare la responsabilità in politica, anche quando questa può essere sinonimo di politiche impopolari nel breve termine. Da questo punto di vista si dovrebbe apprezzare come la posizione di Angela Merkel non si presti a facili banalizzazioni. L’opinione pubblica tedesca ha imposto garanzie su un utilizzo responsabile da parte della Grecia dei capitali che il lavoro dei cittadini tedeschi ha permesso di generare e il Cancelliere è responsabile prima di tutto nei confronti dei propri elettori non solo e non tanto per un calcolo politico di breve periodo, che pure è fisiologico, ma perché questo è il gioco della democrazia (nazionale). Nonostante alcune importanti banche tedesche abbiano in portafoglio centinaia di milioni di titoli greci che rischiano di non essere rimborsati se non dopo una rinegoziazione al ribasso, non è certo che l’interesse della Germania non sia meglio tutelato mettendo fuori dall’Euro una fonte di instabilità come la Grecia piuttosto che cercando di salvarla a tutti i costi.
E così arriviamo all’altro tema fondamentale che emerge dalla crisi greca, ossia il futuro dell’Unione Europea. Leggendo i commenti ai fatti di questi giorni si può tracciare piuttosto agevolmente una divisione fra chi scrive pensando che la costruzione europea sia ancora un valore e chi invece la ritiene ormai soltanto un “feticcio politically correct”. Per chi sposa la seconda linea, è stato naturale auspicare il fallimento dello stato greco; l’uscita di Atene dall’Euro e forse anche dall’Unione; l’utilizzo più efficiente delle risorse che serviranno al salvataggio che non è detto siano sufficienti. Chi invece mantiene una linea più politica e meno economica, è disposto a puntare nonostante tutto sull’affidabilità della classe dirigente greca e sulla sua capacità di mantenere fede agli impegni anche al cospetto di eventuali conflitti sociali, ritenendo allo stesso tempo imprescindibile un forte impegno da parte degli altri Paesi membri anche se ciò potrebbe incentivare comportamenti irresponsabili. Il punto dunque è: cosa intendiamo fare di questa Unione Europea? Se non si ha intenzione di proporre e sostenere seriamente un approfondimento del processo di integrazione, probabilmente sarebbe stato meglio far fallire la Grecia. Il finanziamento è stato concesso e dunque sembra che l’Unione Europea costituisca ancora un valore che va oltre l’efficienza burocratica e la governance economica. In quest’ottica, salvare la Grecia era irrinunciabile, anche se costoso. Ma adesso appare altrettanto irrinunciabile mettere in cantiere un sostanziale passo avanti verso l’integrazione, che permetta controlli ancora più invasivi in ambito economico e punti decisamente, anche se gradualmente, verso la creazione di un vero ed autorevole governo europeo, dell’economia e della politica. Nel nostro Paese ciò dovrebbe essere accompagnato ad un grande processo riformatore basato sulla promozione della produttività. Si attendono passi concreti in proposito, altrimenti avevano ragione gli elettori tedeschi.

Stefano Costalli

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