Settembre 2010:
26 Maggio 2010
Fiction di successo diventa "media event"
Il telespettatore consuma la sua rivincita
LA VECCHIA TV E` MORTA
IL CLIENTE DETTA LEGGE
La televisione ormai è morta e celebra solo sé stessa. “Lunedì – ha scritto Aldo Grasso su Il Corriere della Sera – abbiamo assistito a un avvenimento per tanti versi eccezionale: per la prima volta nella storia della tv è andato in onda come ‘media event’ non una competizione sportiva, non una guerra ma una fiction televisiva”. 
In contemporanea mondiale in diversi Paesi, infatti, è stato trasmesso il finale di stagione di “Lost”, la “serie che ha cambiato per sempre la storia del piccolo schermo” come viene definita dai critici. “Per anni, gli eventi mediali, le grandi cerimonie dei media capaci di aggregare un pubblico globale riunito intorno alla visione del piccolo schermo – insiste Grasso –, hanno riguardato fatti reali: l’allunaggio, i funerali di Diana, persino il più tragico di tutti, l’attentato in diretta alle Torri Gemelle. Con la messa in onda dell’ultimo episodio di ‘Lost’, abbiamo assistito invece a un ‘media event’ che ha per oggetto una fiction”.
Secondo alcuni sarebbero state le abitudini degli spettatori a influenzare le scelte di programmazione di una delle più grandi major del mondo. E non il contrario, come è sempre avvenuto in questi ultimi cinquant`anni.
“La spinta decisiva viene dagli spettatori – conferma Grasso –, l’accorciamento dei tempi distributivi è un tentativo delle emittenti di combattere la pirateria, che soprattutto per le serie americane vive sul downloading e sullo streaming”.
Si tratta quindi di un cambiamento che parte dal basso. È un dato interessante, soprattutto per coloro che, solo poche settimane fa nell’ambito di un convegno organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, si interrogavano sul ruolo dei “Testimoni digitali” del terzo millennio. Il nuovo potere conquistato dagli spettatori ridimensiona infatti l`autonomia decisionale del management della televisione e crea un nuovo spazio dialettico tutto da conquistare. Anche e soprattutto per i "testimoni digitali" del Terzo Millennio. A patto, però, di conoscere le regole del nuovo gioco.
“Chi si illude di poter gestire il nuovo contesto televisivo secondo le logiche e le convenzioni che hanno governato i successi del passato è un ingenuo sognatore destinato a svegliarsi, incompreso, ai margini del nuovo mondo ove i contenuti sono ormai proprietà deperibili e le decisioni sono assunte in tempo reale”, dice Enrico Valdani, docente della Bocconi e presidente della Società Italiana Marketing, nella prefazione di “Marketing Televisivo. Strumenti e modelli di business per competere nel nuovo mercato digitale” curato da Carlo Nardello (Amministratore Delegato di Rai Trade) e Carlo Alberto Pratesi (docente di marketing presso l’università Roma Tre). 
Il libro è edito dal Sole 24 Ore con la collaborazione di Rai Zone (la collana editoriale della Rai diretta da Franco Matteucci e che venne ideata da Deborah Bergamini nel 2005). Il libro proprio in questi giorni è stato presentato al Senato alla presenza del viceministro Paolo Romani e con gli interventi dei tre massimi manager della tv italiana: Confalonieri (Mediaset), Garimberti (Rai) e Stella (La Sette e Mtv). Come a dire che l’argomento è ormai decisamente una priorità. Almeno per chi fa televisione.
“Non possiamo più parlare, oggi, di ‘teleutenti’: è giunta finalmente l’era del ‘cliente televisivo’ – scrive Valdani -. E si spalancano, così, le porte per il marketing, quel marketing televisivo descritto in modo efficace, chiaro ed esaustivo da Carlo Nardello e Carlo Alberto Pratesi nel loro nuovo libro”.
Secondo Valdani "il vecchio mondo dei teleutenti è stato spazzato via da almeno tre tsunami: la forza perenne di un consumatore in continua evoluzione, sempre più sofisticato, critico, autocosciente e posto al centro di stimoli emozionali sempre più numerosi e accattivanti; la forza inesorabile del cambiamento tecnologico, un’onda in grado di abbattere qualunque barriera industriale e istituzionale che favorisce la fruizione dei contenuti anytime, everywhere, anyhow, on demand , free e pay per view; la conseguente forza della concorrenza, che si allarga a livello geografico, intrasettoriale e intersettoriale, nel meta-mercato globale delle comunicazioni e dell’intrattenimento digitale”.
Una volta invece, spiega Valdani, i “teleutenti”, erano più simili a “couch potatoes, sacchi di patate, così li chiamano oltreoceano: stereotipica audience di teleutenti, appunto, (o teleutonti) passivamente parcheggiati davanti ad un tubo catodico, acriticamente proni ad assorbire qualunque cosa esso rigurgiti. Questo, che piaccia o meno, è un mondo che non esiste più”.
Il vecchio pubblico televisivo, informe e indifferenziato, quindi è scomparso così come è morta la vecchia idea di tv. Adesso è il momento dei “pubblici”, al plurale, delle microcomunità di utenti, insofferenti nei confronti delle imposizioni esterne e orgogliose delle proprie specificità. Una situazione ideale per il progetto culturale della Chiesa Cattolica. Basterebbe rileggersi le lettere di San Paolo o gli Atti degli Apostoli, infatti, per scoprire che da più di duemila anni la Chiesa è pronta al dialogo con i tanti pubblici della modernità, così diversi ma anche così simili alle comunità di venti secoli fa.
“L’unità dello Spirito si manifesta nella pluralità della comprensione – ha detto Benedetto XVI nell`Omelia del giorno di Pentecoste -. La Chiesa è per sua natura una e molteplice, destinata com’è a vivere presso tutte le nazioni, tutti i popoli, e nei più diversi contesti sociali. Questa apertura di orizzonti conferma ulteriormente la novità di Cristo nella dimensione dello spazio umano, della storia delle genti: lo Spirito Santo coinvolge uomini e popoli e, attraverso di essi, supera muri e barriere”. Appunto.

Andrea Piersanti

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