Settembre 2010:
6 Luglio 2010

Niccolò Fabi e la morte della figlia
Il necrologio è su Facebook

IL DOLORE IN RETE
``ATTESO E INASPETTATO``
Come cambia la comunicazione del dolore nell’era del web 2.0? Come cambia la diffusione delle emozioni, della sofferenza, della disperazione? Oppure, per converso, la trasmissione della felicità, della novità, della gioia. E, soprattutto, come cambiano le modalità di partecipazione a queste notizie?
Il cantante Niccolò Fabi ha appena subito la più ingiusta, la più tragica delle perdite: la sua bambina di appena due anni, Olivia, è morta, colpita da una meningite che non lascia scampo. La notizia ha cominciato a circolare da subito in rete con un tam tam silenzioso ma inarrestabile. La radio è arrivata dopo, la televisione molto oltre, i giornali buoni ultimi. Ma è stato lo stesso Fabi, straziato dal dolore, a darne annuncio nel pomeriggio di sabato scorso, sulla sua pagina personale di Facebook. In un messaggio breve, composto, quasi pudico, ha messo a tacere le voci e si è rivolto ai 50mila che lo seguono sul più popolare dei social network. Li ha chiamati amici, pur non conoscendoli tutti, pur non sapendo chi avrebbe letto, ma ha scritto proprio così: “amici… vi sto per scrivere quello che non avrei voluto scrivere… Questa notte una sepsi meningococcica fulminante ha portato via nostra figlia Olivia, Lulùbella per chi l’ha conosciuta e amata. Il dolore devastante che mi attanaglia la gola è la conseguenza dell’esperienza più inaccettabile orrida ingiusta e innaturale che un essere umano può vivere”.
Un necrologio non studiato, più intimo di un comunicato stampa, più diretto di qualunque agenzia: il cantante ha lasciato il posto al padre e ha esposto al mondo il suo nervo più scoperto, più fragile e ha chiesto ai fan, agli amici, di sostenerlo. La risposta è stata immediata, corale, intensa: in poche ore più di 13mila persone hanno postato sul profilo di Fabi. Qualcuno ha soltanto cliccato, come per firmare il registro delle visite, molti di più hanno voluto lasciare un pensiero, un ricordo, una carezza.
All’incirca un anno fa, su uno dei miei blog preferiti, apparve, senza preavviso di tristezza, una poesia di Wystan Hugh Auden, “Funeral blues”, quella resa famosa dal film “Quattro matrimoni e un funerale”: “Lui era il mio nord, il mio sud, il mio est e il mio ovest…”. Subito, nei commenti, ci fu la percezione di un dramma avvenuto ma sospeso, incerto. Era successo qualcosa di terribile, ma cosa e a chi? Di commento in commento, di rimando in rimando, un altro blogger rivelò la vedovanza improvvisa di Georgia e la solitudine dei suoi tre figli. Ricordo la sensazione di straniamento che provai allora, come se fosse scomparso qualcuno che frequentavo davvero, e che invece avevo imparato a conoscere solo online dai racconti della moglie.
Non so se la condivisione così vasta di un dolore, una volta racchiuso tra una cerchia stretta di parenti e conoscenti, al massimo qualcuno che leggeva il necrologio sul giornale locale, sia un segno buono o cattivo dell’evoluzione delle relazioni in Rete. La disperazione non si modifica, resta privata e lacerante, pur raggiungendo più persone e in tempo più breve. Qualcuno ha già criticato questo mettersi in piazza, questo esporsi senza filtri al pubblico, come se fosse possibile strumentalizzare una tale perdita. Siamo veramente così abituati al cinismo, da ritenere che tutto sia in vetrina solo per un brandello di notorietà supplementare?
Un’ultima notazione, Alla fine del messaggio Niccolò Fabi ha lasciato il video di una sua canzone “Attesa e inaspettata”. Non una canzone sulla morte, ma l`amore tanto desiderato: quello di una figlia che nasce.

Emanuela Vinai

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