Tantissimi gli incontri che il comitato scientifico della 46esima Settimana sociale ha promosso in questo lungo tempo di preparazione dell’Agenda di speranza per il futuro del Paese. Infaticabile il suo presidente monsignor Arrigo Miglio, non si è sottratto a nessuna delle richieste che da ogni parte gli sono state fatte per presentare il documento preparatorio confezionato con una capillare collaborazione di associazioni, territori, società scientifiche, organizzazioni professionali, ecc…
Tra le tante richieste anche quella dei parlamentari dell’Unione di Centro, un partito politico da sempre particolarmente attento a riflettere sul ruolo dei cattolici nell’Italia di oggi, e anche a questa richiesta monsignor Miglio, non ha voluto dire di no. Non è stato un privilegio, ma solo il primo di una serie di appuntamenti che a settembre lo vedranno impegnato anche nella presentazione al Partito democratico, e così via… D’altra parte nell’ambito dei rapporti tra Chiesa e Politica le Settimane sociali rappresentano un punto d’incontro importante, legato ad una storia che risale ad oltre 100 anni fa. Erano però gli anni in cui vigeva ancora il “non expedit”, che non consentiva ai cattolici di partecipare alla politica, limitandone di fatto il peso nella vita pubblica, nonostante sentissero l’urgenza di essere più presenti sul piano sociale. L’intuizione geniale di Giuseppe Toniolo, protagonista indiscusso del movimento cattolico italiano tra XIX e XX secolo, fu quella di accostare le problematiche politiche attraverso il prisma del bene comune, con tutte le implicazioni che hanno nel campo sociale. La prima Settimana sociale, che si svolse nel 1907 tra Pistoia e Pisa, nella cui Università Toniolo insegnava, aveva un titolo molto significativo: “Ispirare cristianamente la società”. Riprendere gli atti di allora rivela un percorso molto coraggioso, con una denuncia forte e chiara di tutta una serie di ingiustizie sociali, che dovevano impegnare i cattolici a mettersi in gioco. Non si trattava solo di dare vita ad una serie di proteste più o meno strutturate, ma piuttosto di formulare alla luce della dottrina sociale della Chiesa e con tutta la competenza professionale che ognuno di loro era in grado di esprimere, proposte creative, concretamente realizzabili nella vita sociale del Paese. La credibilità di queste proposte stava nella sintesi con cui si intrecciava la naturale tensione morale dei cattolici con una visione strategica del Paese, fatta di competenza giuridica ed economica, imprenditoriale e tecnologica, per poter sollecitare tutti coloro che a qualsiasi titolo occupavano i posti decisionali strategici per lo sviluppo italiano. Nasceva dalle Settimane sociali di allora una nuova filosofia politica, che alla luce della storia di quegli anni riusciva a far pensare credenti e non credenti, oggi diremmo anche diversamente credenti, in un modo diverso, spingendoli a mettere in primo piano sempre e solo il bene comune del Paese, unico vero obiettivo strategico per la politica di un Paese.
Non a caso il tema dell’ultima Settimana sociale, quella del centenario, celebrata con particolare enfasi a Pisa e Pistoia, era stato proprio questo: “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”. La ricerca del bene comune appare ancora oggi l’unico modo concreto per ricucire il Paese, per riconciliarlo prima di tutto con se stesso e per superare poi questa logica di bipolarismo conflittuale, che sta facendo naufragare qualunque progetto politico sia a destra sia a sinistra. Per i parlamentari dell’Unione di Centro l’incontro del 13 luglio con monsignor Miglio ha rappresentato un’occasione importante per familiarizzarsi con il documento di quest’anno e mettere a fuoco le linee principali che marcano una traiettoria ben definita su cui riflettere e su cui impegnarsi nel loro agire politico quotidiano. L’agenda che il documento propone a tutti i cattolici, e in cui i parlamentari Udc hanno mostrato di riconoscersi pienamente, tocca i punti nevralgici del dibattito parlamentare attuale: dal difficile problema del lavoro, con la sua precarietà soprattutto per i giovani, e con i suoi privilegi ancora fin troppo evidenti, alla crisi in cui versa la famiglia, schiacciata da politiche fiscali che appaiono realmente inique soprattutto per le famiglie numerose; dall’urgenza di rilanciare le piccole e medie imprese, alla necessità di ripensare i modelli formativi, per consentire ai giovani un più diretto inserimento nel mondo del lavoro, dalla necessità di rilanciare la collaborazione scuola-famiglia, a una visione dell’educazione più aperta ai valori, indispensabili per uscire da questa emergenza etica, in cui il Paese sembra annegare ogni giorno di più. Dalla grande sfida della giustizia a una nuova visione dell’immigrazione, che vada oltre una mera strumentalità lavorativa per creare una nuova mobilità sociale; e infine il riferimento ai cambiamenti istituzionali che per il loro carattere strutturale appaiono sempre più urgenti. Il Documento parla di un’agenda che permetta al Paese di “riprendere a crescere” proprio lungo queste traiettorie e affida ai cattolici un ruolo fortemente propositivo, con una piena assunzione di responsabilità nei confronti del Paese. E proprio questa responsabilità emersa dall’incontro con il Comitato scientifico della 46esima Settimana sociale ha caratterizzato con vivacità il dibattito che è scaturito subito dopo e a cui ognuno dei presenti ha voluto dare il suo personale contributo. Nessuno è rimasto indifferente e nessuno ha assunto quell’atteggiamento un po’ annoiato e supponente che talvolta nasce quando si ha la sensazione che qualcuno voglia farti la predica…
Non c’è stata predica, ma invito a pensare, ad agire, a collaborare perché l’unità dei cattolici in politica cominci almeno all’interno di ciascun partito. Tanto più se questo partito rivendica la sua forte ispirazione cristiana e si mostra preoccupato di garantire questa sua identità, nel momento in cui si prepara ad aprirsi per crescere e diventare un terzo polo di riferimento per il Paese. Sono molte le difficoltà in cui si imbattono i cattolici che fanno politica, sia a destra sia a sinistra, per ragioni diverse, su temi diversi, ma tutti vorremmo che ci fosse un luogo politico in cui i cattolici potessero sentirsi pienamente a loro agio, proprio per “Ispirare cristianamente la società”, come Toniolo proponeva agli inizi dell’itinerario delle Settimane sociali. Un luogo politico in cui l’agire in piena libertà di coscienza sia la norma e nessuno debba rivendicarlo come un diritto particolare, perché le parole libertà e coscienza sono nel Dna di una scelta che ha come orizzonte di senso la ricerca del bene comune, che è assai di più che la somma di tanti beni individuali. Benedetto XVI parlando ai vescovi a proposito della Settimana Sociale 2010, ha detto: “Alla Chiesa, sta a cuore il bene comune, che c’impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese”. E da qui vogliamo ripartire con tutti coloro che intendano fare proprio questo appello e con questo spirito ci stiamo preparando per l’appuntamento di Reggio Calabria: per un confronto ampio che permetta di ricucire la distanza tra politica e società civile, tra chiesa e politica, tra politici cattolici che si muovono nei diversi schieramenti, ognuno con le sue difficoltà, ma tutti con una stessa speranza… Paola Binetti |