Una lettura della dottrina sociale della Chiesa come momento base per declinare il bene comune. E’ l’Osservatorio del bene comune che, nella veste di Coordinatore di Retinopera, ho presentato a conclusione della tre giorni di Assisi su “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”. Si tratta di una prima bozza, aperta ai contributi dei vari movimenti che costituiscono l’Associazione, ma l’obiettivo è chiaro: rendere comprensibile e abbordabile al popolo cristiano, ma anche a tutti i cittadini del nostro straordinario Paese, il messaggio della Chiesa, utilizzando e mettendo in relazione tutti gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione, dalle università, ai centri di ricerca, ai centri-studi.
Il bene comune – lo voglio ricordare – non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è, e rimane, comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.
Ma quali saranno gli ambiti dell’intervento? Non potranno essere che quelli fondanti, già evidenziati nel Compendio della dottrina sociale. Quattro grandi aree che vanno dalla promozione della persona alla famiglia, alla politica, alle istituzioni e ai corpi intermedi. Dunque, una rilettura che rappresenta un’ulteriore sfida che può aiutare a creare un’occasione di lavoro e di discernimento per l’associazionismo cattolico. In questa nuova avventura ognuno si dovrà sentire impegnato, in prima persona, a contribuire con un proprio racconto alla società del nostro Paese.
Colgo ora l’occasione per riassumere le valutazioni emerse nei tre giorni di intenso dibattito svoltosi nella sala stampa del Sacro Convento dove i numerosi relatori hanno iniziato a individuare la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese che parta dall’esemplarità dei nostri comportamenti, individuali e comunitari.
Mi pare giusto, inoltre, evidenziare l’esigenza di combattere la fotografia dell’Italia scattata dal New Street Journal che ci rappresenta come “un Paese per vecchi”. Ben ricordando, peraltro, l’immagine evocata dal presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco: “L’inverno demografico”. Noi dobbiamo perciò accogliere la sfida e dare una risposta a un percorso per i giovani e per le famiglie, perché essi diventino i due elementi vitali per rigenerare il Paese. In particolare, è necessario lavorare su giovani ai quali occorre dare un’anima, visto e considerato che da una indagine statistica effettuata su un campione di giovani di elevato livello formativo tra i 35 e i 40 anni, a livello italiano ed europeo, è emerso che essi hanno una visione del futuro molto preoccupata, molto tecnocratica, molto chiusa.
Infine alcune considerazioni sui temi del lavoro. Innanzitutto è necessario rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo: le relazioni industriali come le conoscevamo nel secolo scorso devono essere riscritte. E poi c’è il Mezzogiorno. I suoi problemi non sono legati alla differenza del Pil tra Nord, Centro e Meridione del Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è invece la dinamica civile, il percepito del senso civico. E allora è chiaro che nel dibattito sul Federalismo, che nasconde a volte anche un forte egoismo, dobbiamo essere chiari sui diritti essenziali da garantire a tutti i cittadini. Credo che l’Italia possa dare un contributo a livello globale se rimane un Paese corale e unito.
Infine una prospettiva sul futuro di Retinopera. Innanzitutto dobbiamo patrimonializzare i lavori di questi tre giorni, anche attraverso un migliore coordinamento delle agende delle diverse organizzazioni, così da valorizzare al massimo gli eventi che organizziamo nel momento in cui ci riuniamo con Retinopera. Abbiamo avuto una ricchezza di eventi in questi giorni da parte di tutte e 18 le associazioni, da Rimini, a Senigallia, a Perugia. Cose belle, ma da patrimonializzare.
Continueremo inoltre il lavoro dei seminari e degli incontri a livello nazionale proprio in vista della costruzione di un lessico comune. Sugli incontri a livello nazionale romano, vorremmo concentrarci sull’esame dell’associazionismo, vista la necessità di ripensare e di rimettere in moto una base culturale. Pensiamo anche al tema della “Big Society” che viene chiamata in causa adesso che non ci sono più soldi e la sussidiarietà viene scoperta da tutti, Cameron e Obama compresi. E’ certamente questa la stagione giusta per dar vita a un’analisi, a una lettura forte dell’associazionismo, della società organizzata nel nostro Paese. Contiamo inoltre di organizzare un seminario sui temi dell’accoglienza, della coesione e dell’immigrazione. Infine, anche in considerazione dell’interesse che hanno registrato, proseguiremo sulla strada già ben avviata, degli incontri istituzionali. Franco Pasquali |