La notizia della cena riservata ai giornalisti dall’avvocato friulano della famiglia Englaro, alla vigilia dei funerali di Eluana, non solo merita di essere diffusa ma esige anche qualche parola di commento. La notizia è apparsa ieri sul sito di Avvenire e oggi compare sul quotidiano dei cattolici italiani e su qualche altro organo di informazione. Crediamo di fare un giusto servizio riproponendovela testualmente.
"Un ricco catering nella sua villa seicentesca, quella dove nonni, genitori e poi i figli hanno studiato da avvocati, camerieri in guanti bianchi, i migliori vini friulani: Eluana attendeva ancora sepoltura l`altro ieri sera, quando nelle campagne fuori Udine l`avvocato Campeis - il legale udinese di Beppino Englaro ha imbandito la sua tavola per i giornalisti. «So già che mi mancherete molto; con questa cena vi voglio ringraziare per la vicinanza e la collaborazione che ci avete dato...». C`erano quasi tutti i colleghi della carta stampata, accolti con raffinatezza nel lusso di Villa Campeis. C`era finalmente Renzulli, figura storica del socialismo friulano, dicono il protagonista occulto dell`intera vicenda. In alto i calici: impresa giunta a buon fine. La festa è andata avanti fin quasi all`alba, poi tutti a letto, sazi, ma qualcuno anche turbato: «Ci siamo andati - racconta il collega di un grande quotidiano -: effettivamente era qualcosa di surreale». Al mattino, viso stanco e occhiaie per tutti: bisogna correre a Paluzza, ieri si seppelliva Eluana.
M.P.
P.S. Al ricco catering non sono ovviamente stati invitati i giornalisti di Avvenire e Sat2000, i quali comunque - va da sé - non avrebbero partecipato. Ma è chiaro che non è questa la notizia".
Ora alcune osservazioni marginali. Intanto vorremmo capire perché il noto e ricchissimo penalista ha voluto ringraziare i giornalisti. Era molto soddisfatto del trattamento riservato alla sua tesi? In questo caso ci chiediamo se avvenga così dopo ogni grande sentenza favorevole. Il che già ci preoccuperebbe moltissimo. Ma avendo l’avvocato escluso i giornalisti contrari all’esito infausto riservato ad Eluana, possiamo trarre le peggiori conclusioni. E’ un caso di conflitto di interesse palese al quale i colleghi, tutti i colleghi, avrebbero dovuto assolutamente sottrarsi, almeno per non avvalorare i timori di quanti hanno letto, in tante cronache, una curvatura particolare. Un sospetto, quello di aver tifato per l’eutanasia di Eluana che ora è più evidente, e richiederebbe un supplemento di accortezza da parte dei direttori. Dai quali ci piacerebbe sapere se ritengono il comportamento dei propri giornalisti all’altezza della situazione. In particolare per il rispetto che va portato a tutti: Eluana, famiglia, favorevoli e contrari all’eutanasia, parlamento, governo e Quirinale. Fra i cittadini che hanno diritto di sapere, ci siamo anche noi, e crediamo di rappresentare una parte di quella società civile che ha vissuto come una tragedia umana quanto è accaduto ad Udine, ma anche come un gravissimo strappo antropologico al tessuto civile del nostro popolo.
Chiedere al nostro Ordine professionale di intervenire per valutare la correttezza deontologica del comportamento dei nostri colleghi è pretendere troppo, ma almeno esprimiamo pubblicamente il nostro biasimo personale e di quanti come noi vivono la professione con uno spirito diverso dall’attuale onda comunicativa che sposa tutte le cause di una presunta modernità, sino al punto di parteggiare per il diritto di morire.
Ma alla fine ciò che più ci addolora e che non riusciamo a capire è come si sia potuto brindare e festeggiare poche ore dopo la morte di Eluana (come peraltro hanno fatto gli esponenti radicali dinanzi alla “Quiete” alla notizia del decesso) e quando ne mancavano pochissime ai funerali.
Dopo la “cena dei cretini” a Udine è andata in scena “la cena dei duri di cuore”. C’è davvero da chiedersi quanto si sia inaridito il cuore di tanti giornalisti italiani. E come cittadini, quanto possiamo sentirci garantiti quando leggiamo i loro articoli. Domenico Delle Foglie |