Io twittero e tu? Dopo il fenomeno Blog, la bolla di Second Life, e l’esplosione di Facebook, ecco il nuovo sistema di comunicare che raccoglie ormai più di sei milioni di utenti in tutto il mondo. Ma cos’è Twitter? A metà tra un diario e un giornale, tra attualità e gossip, è essenzialmente un servizio di microblogging, ideato tre anni fa a San Francisco. Gli aggiornamenti sono mostrati nella pagina di profilo dell`utente e sono anche mandati istantaneamente agli altri iscritti che si sono registrati per riceverli. Chi li manda può scegliere se inviarli solamente ad una ristretta cerchia di amici, oppure se renderli visibili a chiunque. Micro perché il massimo di caratteri utilizzabili per inviare le notizie o i fatti propri via web o via sms è 140. Pochini? Si direbbe di no, visto l’aumento esponenziale di utilizzatori che è quintuplicato in un anno.
In Usa, dove il sistema è in uso da più tempo, è divenuta celebre la disfida tra il re del giornalismo sulla Cnn Larry King e Ashton Kutcher, giovane attore di belle speranze, più celebre per il suo matrimonio con Demi Moore che per le sue performance cinematografiche. Ebbene, il pettegolezzo ha prevalso e Kutcher ha raccolto più “followers” (seguaci, termine tecnico di chi si iscrive al servizio) di King. Quindi, apparentemente, gossip batte giornalismo uno a zero. Ma non sempre il diavolo è così brutto come lo si dipinge. Nell’era dei tagli al giornalismo, infatti, dove neanche il gigante dei media Springer può permettersi di avere corrispondenti che coprano eventi in centri di 20mila anime, ci si affida ai testimoni presenti che registrano e diffondono in tempi rapidissimi le notizie dal posto. Nel mondo della comunicazione iper veloce, Twitter e gli altri social network restano spesso l’unica alternativa per chi vuole coprire un evento in tempo reale. La cronaca dell’aereoplano della U.S. Airways caduto a New York il mese scorso ha avuto la scintilla da un “twit” di un testimone oculare che ha postato una foto dell’aereo ammarato sul fiume Hudson fatta con il suo iPhone. Tutti possiamo avere un account su Twitter e quindi, potenziali testimoni di fatti di cronaca, possiamo riportare nella loro immediatezza ciò che vediamo. Dallo scoppio di una bomba all’incidente stradale, passando per l’atto di maleducazione e la gaffe del noto politico: abbiamo il potere di condividere i fatti in tempo reale. Siamo noi che decidiamo la cronaca, mandando in onda qualunque cosa ci capiti di intercettare.
Detto così fa girare la testa e non può non riverberare gli immancabili (di questi tempi) interrogativi riguardo il futuro del giornalismo. Questo può essere considerato vero giornalismo? E’ sufficiente riportare i fatti nudi e crudi, ricordiamolo, in 140 caratteri? Oppure abbiamo bisogno di una loro interpretazione? In altre parole, siamo così sicuri che non sia più necessario qualcuno che metta insieme i diversi pezzi del puzzle per fornirci un’immagine completa di avvenimenti presentati in maniera sintetica e acritica?
In attesa di una risposta convincente da parte di editorialisti ed esperti di comunicazione, limitiamoci a cogliere gli aspetti più interessanti delle nuove opportunità offerteci dalla tecnica. Fare informazione 2.0 è anche questo. Emanuela Vinai |