E’ nata una “stella”. Si fa per dire. Quando abbiamo visto approdare il nuovo segretario dei radicali italiani sul piccolo schermo all’ora di punta, ci siam detti: ci risiamo. Riecco il solito Pannella travestito da segretario giovanilista, come lo immortala Vincino nella vignetta apparsa sul Foglio.
Mario Staderini ha 36 anni e dall’età di 20 (sì, proprio venti) milita nel Partito radicale. Più pannelliano che boniniano, spiegano i simpatizzanti, ha vinto la corsa alla segreteria e già si adopera per un’intesa con verdi e socialisti. Il collante: il laicismo e l’anticlericalismo . La sua storia personale è tutta lì, nella sua battaglia contro l’otto per mille e nella sua fissazione: i presunti privilegi della Chiesa cattolica.
Certo, quando vediamo comparire il suo volto sul piccolo schermo, non possiamo esimerci da alcune considerazioni: sarà un caso, ma tutti i giovani leader radicali sanno stare in tv neanche ci fossero nati. Riannodare la pellicola e ricordare i volti di Marco Cappato e Daniele Capezzone è facile. Capelli impeccabili (mai che tocchi a un calvo con i baffoni, fare il segretario radicale), viso glabro, linguaggio perfetto, lezione sempre mandata a memoria, occhi fissi nella telecamera. E poi la cura esasperata del dettaglio: dalla camicia botton down di Capezzone a quella rigorosamente bianca di Cappato su grisaglia scura di ordinanza, fino ai completini trendy di Staderini che sembra appena uscito da una di quelle catene di moda tedesche/americane, in cui ci si ferma alla taglia cinquanta, i revers della giacca sono strettissimi, la camicia ha i colli stretti e lunghi e la cravatta è in realtà un cravattino lungo e stretto che richiama l’ascesi di chi lo indossa. Dove cravatta stretta sta per morigeratezza, cravattone largo va letto come dissoluzione e borgataggine, cravatta media evoca la buona borghesia. Fate voi.
Ma una cosa è certa: questi radicali sembrano nati dalla televisione e per la televisione. E’ lì il loro luogo preferito, la loro stanza dei balocchi, la loro prateria, il loro campo di battaglia e il loro pulpito. Del resto, senza televisione come farebbero a raccattare quel 2/3 per cento di voti che ne perpetua la presenza sulla scena italiana, in barba ad ogni legge di gravità politica? Basti pensare che loro già c’erano quando la Dc spadroneggiava, il Pci si opponeva nelle piazze e il Psi sgomitava per conquistarsi un posto nella stanza dei bottoni. Ora quei partiti di massa non esistono più, come non c’è ombra dei liberali, dei repubblicani e dei socialdemocratici. Il che fa dei radicali i veri dinosauri della politica italiana, in barba alla partitocrazia che loro hanno provato a sbeffeggiare e demolire da quarant’anni a questa parte. Ma senza la quale, nutriamo il dubbio, non avrebbero avuto vita così lunga. Ed è facile immaginare che ogni giorno che viene in terra, il buon Marco Pannella rivolga il suo ringraziamento al dio radicale che gli conserva tutti i nemici del momento. Che si chiamino Berlusconi, Casini, Bersani o D’Alema, non importa.
Ecco perché è bene conoscere subito il nuovo segretario radicale, il “giovane” Mario Staderini, romano di Tor de’ Cenci. Soprattutto perché la sua scelta laicista è stata già sperimentata oltre che nelle battaglie sull’otto per mille, anche sul biotestamento e sulle unioni civili. A proposito, per non farsi mancare nulla, è favorevole anche alla legalizzazione delle droghe leggere, come desumiamo dal suo blog. Per finire l’opera ci aspettiamo anche un democratico e radicale endorsement sull’eutanasia. Con il suo sorriso a labbra strette ci inviterà a esercitare il nostro “diritto di morire”. No grazie, preferiamo vivere. Domenico Delle Foglie |