Luglio 2010: La crisi raccontata dai giovani
22 Febbraio 2010
La"provocazione"del cardinale Bagnasco
interroga le coscienze delle donne italiane
IL ``GENIO`` FEMMINILE
PER UNA NUOVA ALLEANZA

La grave crisi sociale ed economica che l’Italia attraversa sembra sollecitare, se non imporre, una seria riforma, innanzitutto culturale, dell’organizzazione della vita civile e politica, con la nascita di una nuova generazione di responsabili istituzionali, impegnati a garantire nei fatti, con scelte concrete, i valori di civiltà e i diritti tutelati nella Costituzione, a partire dal primo e più fondamentale, il diritto alla vita. E poi: il lavoro, sicuro e dignitoso; la pari dignità sociale dei cittadini di fronte alla legge; la salute, concepita in modo integrale e senza discriminazioni; l’educazione e la formazione professionale, secondo meccanismi meritocratici; la libertà di pensiero, di opinione e di religione; lo sviluppo della cultura, della ricerca e dell’imprenditoria; la famiglia, nucleo fondante della comunità civile, società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna; la maternità, l’infanzia e la gioventù; un sistema fiscale e tributario informato a criteri di equità e progressività.

Come ha detto il cardinale Angelo Bagnasco ai vescovi italiani, c’è bisogno, soprattutto, di «una nuova generazione di italiani e di cattolici», capaci di far fronte a quella che viene definita una «emergenza»nel nostro Paese,didifesa dei «valori che costituiscono il fondamento della civiltà: la vita umana comunque si presenti e ovunque palpiti, la famiglia formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, la responsabilità educativa, la solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli, il lavoro come possibilità di realizzazione personale, la comunità come destino buono che accomuna gli uomini e li avvicina alla meta».
In questo contesto, le donne sono chiamate a rispondere a un appello epocale di responsabilità, a intervenire da  protagoniste nei luoghi strategici del dibattito pubblico e delle decisioni, a esercitare il pieno diritto a una cittadinanza attiva e a guidare questo necessario movimento di riforma politica e culturale, mettendo a servizio delle città l’attitudine propriamente femminile a una “politica della vita”, della pace, dell’accoglienza.  
Il primo compito che le donne di “buona volontà” si trovano ad affrontare, in questa, che potremmo definire una “battaglia di civiltà”, è quello di promuovere un “nuovo” femminismo, che sveli le mistificazioni e i pericoli del vetero-femminismo, il quale, spacciandosi per un movimento di liberazione femminile e di promozione dei diritti civili, propone piuttosto una concezione della libertà perfino dannosa e umiliante per le donne. Si tratta di una trappola ideologica, di una “cultura di morte” che interpreta la libertà in termini essenzialmente di potere: il potere di decidere in modo autosufficiente sulla vita e sulla morte, propria e del figlio concepito, ridotto ad un ammasso di cellule a disposizione della madre; il potere di usare il corpo come bene privato; il potere di vivere una sessualità disancorata da un progetto d’amore; il potere di sacrificare la maternità e gli affetti alla carriera e alla realizzazione sociale.
La risorsa che la creatività femminile offre, invece, al progresso della civiltà consiste nelmodo differente di concepire lo sviluppo e il successo, non come accrescimento di autorità e di ricchezze, ma come dono e solidarietà, realizzazione di tutte le potenzialità personali a servizio della comunità, accoglienza e accompagnamento alla vita.
È tempo, allora, di promuovere una “nuova alleanza”, culturale, sociale e politica, sul modello di quella particolare alleanza che lega la madre al proprio figlio, pur non ancora nato, su cui si fonda l’intero sistema civile, l’equilibrio di tutte le relazioni umane e la pace sociale, per costruire insieme uno Stato “amico” dei cittadini, delle donne-madri, e particolarmente delle “madri-lavoratrici”, rimuovendo gli ostacoli, culturali, sociali, politici, legislativi ed economici, che, nei fatti, penalizzano una partecipazione piena, attiva e gratificante delle donne alla vita della comunità e contrastano una scelta libera a favore della maternità e della famiglia.

Olimpia Tarzia

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