CHE BELLO SAREBBE POTER DIRE
"A NOI E` ANDATA BENE"
Caro Direttore
ho letto il pezzo di Christian Carrara, che ha fatto bene anche a me.Io non ho gli anni di quei signori che lui ha ascoltato parlare in tram, ma non ci sono molto lontano. Di cose simili a quelle ascoltate dal corsivista io ho scritto pubblicando un diario trentennale, ("A noi è andata bene. Famiglia, scuola, società in un diario trentennale". Città aperta edizioni) che il mio vescovo, Luciano Monari, ha così presentato:
"Abbiamo bisogno di testimonianze come questa. È vero quello che riconosce l’autore, che “una storia familiare non dimostra niente.” Ma appunto: non è di dimostrazioni che oggi abbiamo bisogno. Le dimostrazioni le abbiamo, e solide, rigorose; ma non sono più capaci, da sole, di attrezzare per la vita, di sostenere la fatica di vivere. Il vissuto è intreccio di numerose e diverse dimensioni di esperienza; tra di loro sta certamente anche la dimostrazione razionale, ma solo come una delle componenti. Dopo la dimostrazione si presentano le situazioni concrete delle persone, delle coppie, delle famiglie: ciascuna diversa dalle altre, ciascuna costretta a far fronte a problemi nuovi, a situazioni inedite, a domande non previste. Il confronto col vissuto non risolve tutti i problemi, ma mostra come qualcuno, in concreto, ha affrontato le sue sfide, ha elaborato le sue sofferenze; e in questo modo rigenera speranza, mette in moto il desiderio. “Si iste et ille, cur non ego?” s’interrogava sant’Agostino di fronte alla prospettiva ardua di cambiare vita. Le convinzioni le aveva maturate, ma gli mancava la decisione del cuore, quella scintilla che una testimonianza convincente può accendere. Il titolo di questo diario è significativo: “A noi è andata bene”. L’autore si volta indietro, misura il cammino percorso e quasi non sa spiegarsi come abbia potuto passare attraverso strade così intricate senza perdersi, attraverso passaggi così impervi senza essere costretto ad abbandonare l’impresa. “Le famiglie reali arrancano, i matrimoni diventano statisticamente sempre meno numerosi e meno duraturi, e molti giovani sono alla ricerca di modelli di convivenza che siano, più del vecchio matrimonio, compatibili con l’autorealizzazione di ciascuno dei conviventi.” Ci rendiamo conto che non basta rimpiangere la bellezza del matrimonio fedele e duraturo di un tempo. Abbiamo bisogno di esperienze e di testimonianze che, poco alla volta, facciano intravedere nuove strade, nuovi valori che conducano verso una più piena umanizzazione dell’uomo.
28 luglio 2008