| La notizia che l’attrice americana Sarah Jessica Parker, 44 anni, star del popolarissimo “Sex & The City”, ha commissionato la gravidanza di due gemelline a una madre surrogata, è stata interpretata, probabilmente a ragione, come un ulteriore passo sulla via dello "sdoganamento" di una pratica che non ci si deve vergognare a definire raccapricciante. La signora Michelle Ross, che già in passato aveva portato avanti una gravidanza per conto di una coppia gay, sarà certamente ben remunerata per l’affitto del suo utero, ma rimane comunque l’incarnazione di un nuovo schiavismo tecnologico nemico delle donne. Uno schiavismo che si ammanta di melassa e di buone intenzioni (l’attrice non ha mancato di raccontare in lungo e in largo quale fantastica solidarietà – a pagamento – la leghi alla prestatrice di pancia che le partorirà e le consegnerà seduta stante le due neonate concepite in vitro, attese per giugno) ma che, appunto, sempre schiavismo rimane. Lo scrive a chiare lettere un’intellettuale laica a ventiquattro carati come la filosofa e psicoanalista francese Sylviane Agacinski, in un saggio da poco uscito sul tema delle “madri portatrici” (“Corps en miettes”, “corpi sbriciolati”, Flammarion): “Provo un certo disgusto a dover argomentare per spiegare che è indegno chiedere a una donna di mettere il suo ventre a disposizione di altri”. E aggiunge che l’espressione “gravidanza per conto d’altri” (Gpa, gestation pour autrui) “è frutto di un’astuzia retorica che contribuisce a svalutare la donna che aspetta un bambino, per trasformarla in una sacca, in una sorta di alloggiamento temporaneo, in un semplice contenitore dove stoccare il bambino concepito da altri che ne attendono la consegna”. Quelle “tre piccole lettere, Gpa, sono senza dubbio rassicuranti, ma costituiscono una mistificazione e mascherano una forma inedita di schiavitù e di svalutazione delle donne”. Con chiarezza esemplare, l’allieva di Derrida, moglie dell’ex premier socialista Lionel Jospin, invita a chiamare le cose con il loro nome. Nessun glamour hollywoodiano può mascherare la natura servile e alienante della disumana pratica dell’utero in affitto. Nicoletta Tiliacos |