L’agenda che ci propone la cronaca politica appare lontana dai problemi delle persone e delle famiglie e, complice anche i media, scrive un racconto che poco ha a che fare con il sentire comune e quella ragionevolezza che ancora muove il cuore degli italiani. Un esempio? Rileggendo le cronache dell’estate, e a seguire quelle dei mesi successivi, i temi sui quali abbiamo discusso con pagine e pagine di commenti sono stati l’introduzione delle ronde (ad oggi per nulla amate dagli italiani), l’inserimento del dialetto nelle scuole (tesi ora sostenuta in Veneto anche dal compagno no-global Casarini), più recentemente del “white christmas” a caccia dell’immigrato irregolare e, da alcuni giorni della cassa integrazione ridotta a sei mesi per i lavoratori immigrati (emendamento ritirato). Ultimissima l’introduzione della croce nella bandiera italiana. Indubbiamente una linea politica saggia e lungimirante!
Ma vediamo alle notizie che immagino più vicine al sentire delle nostre famiglie.
L’industria a settembre ha dato segni di ripresa (il fatturato è cresciuto del 2,3% rispetto al dato di agosto, così pure gli ordinativi, 5,2% ). Dati che fanno dire alla presidente di Confindustria che il bicchiere è mezzo pieno, segnali indubbiamente positivi, ma che non riducono la drammaticità della crisi (rispetto all’agosto 2008 gli ordinativi sono scesi del 20,4%) soprattutto a livello occupazionale. Dal terzo trimestre del 2008 ad oggi sono andati in fumo 500mila posti soprattutto tra gli under 40, sono state oltre 1 milione e mezzo le domande per accedere all’indennità di disoccupazione, il tasso di disoccupazione complessivo è salito al 7,4% e quello giovanile dal 18 al 25%. E’ quest’ultimo dato che lascia amareggiati. Stiamo assistendo ad una crisi selettiva che vede da una parte i lavoratori “vecchi” tendenzialmente protetti da un sistema più o meno efficiente di ammortizzatori sociali pensati nel secolo scorso, e dall’altro i giovani con 600-700 euro mensili, atipici, precari e flessibili, praticamente senza tutele. Lo confermano i dati sulla disoccupazione nel primo semestre del 2009, aumentata di 179mila unità, con un incremento del 10,3% rispetto al medesimo periodo del 2008: ebbene, 100mila di questi nuovi disoccupati sono persone di età inferiore ai 35 anni.
I “vecchi” occupano fabbriche - quasi sempre decotte e con poche speranze di sopravvivere - e conquistano le luci della ribalta, mentre i giovani senza voce e rappresentanza vengono licenziati a luci spente. Lungi da me proporre una guerra tra generazioni: i “vecchi” che difendono i posti di lavoro sono i padri dei figli disoccupati, è però indubbio che lo spartito che ci viene proposto, simbolicamente, racconta di un Paese con la testa che guarda all’indietro.
Riusciremo a mettere a fuoco una politica che utilizzi la crisi per riforme coraggiose che investano sulle nuove generazioni, sulle coppie giovani e sulle loro famiglie così da ridurre questo gap iniquo e ingiusto tra le generazioni? E’ possibile aprire un cantiere politico che aiuti il Paese a concentrarsi sui problemi, quelli veri, che si trascinano da troppo tempo e che lo hanno ingessato e reso praticamente immobile? Edoardo Patriarca |