In questo tempo dalla memoria corta, dove le notizie, i fatti, gli accadimenti, durano il tempo di una voltata di pagina e poi sprofondano nell’oblio, vale la pena sottolineare che proprio lì, in quel luogo particolare che è il ricordo, passa il pulsare della vita che scorre, di generazione in generazione.
Chi non ha memoria, e non fa memoria, ha inevitabilmente il pensiero corto, lo sguardo affannato rispetto al passato e la vista annebbiata verso il futuro.
Nel fare memoria sta il centro dell’esperienza di ogni cristiano. Perché fare memoria è tenere in vita non tanto le cose che si ricordano, ma se stessi.
In quell’afferrare il passato e tenerlo stretto passa il pulsare della vita, perché quella vita andata che riaffiora miracolosamente nei nostri pensieri, indica momenti, incontri, situazioni, che ci hanno segnato profondamente. Trasformato. Redento.
Il fare memoria dei momenti che contano implica una scelta e una liberazione. La scelta di lasciar cadere nel passato tutto ciò che non serve, trattenendo l’essenziale, e la liberazione da quei pensieri, tanti, che sono fantasmi notturni, incubi, che aggrediscono la nostra vita e i nostri sensi di colpa. Liberazione che è trasfigurazione, non dimenticanza, di quelle “notti”, pur esse importanti e decisive per il nostro essere al mondo.
Nel fare memoria vi è poi l’afferrare a piene mani, lo stringere al cuore, quell’incontro che il cristiano un giorno ha fatto, quell’avvenimento che ha immesso il seme di Dio nel cuore. Quell’attimo, quell’istante preciso, quella persona presentatasi davanti agli occhi con le “sembianze” di Dio. Quel frammento di vita in cui la fede ti è stata passata, di mano in mano, trasmessa, immessa nelle viscere. Perché per ognuno, vi sono di questi momenti “eterni”. E vanno custoditi, trattenuti, combattendo contro il deserto della dimenticanza.
Olivier Clèment afferra con le parole questi avvenimenti. Splendidamente.
“Vi sono dei momenti di silenzio, quando l’anima diventa come un grumo di silenzio, vi sono degli istanti in cui l’amicizia si concentra senza che ci sia bisogno di confermarla a parole, vi sono delle intuizioni che, improvvisamente, nella monotonia e nell’insensibilità del quotidiano, ci inondano di luce e di bellezza, ci rendono infinitamente vulnerabili alla luce e alla bellezza; sì, ci sono veramente degli istanti in cui si assapora l’aroma di questa vita risorta…”. Cristian Carrara |