Non possiamo nascondere il disagio provocato dalla nomina di Aldo Brancher ad un Ministero che non ha ancora un nome, o che lo ha cambiato in corso d’opera. Incomprensibile (o forse comprensibile) e persino imbarazzante, soprattutto perché coinvolge la massima istituzione chiamata a governare il Paese: il Governo non può essere la cassa di compensazione per “sistemare” singole persone. Il presidente Berlusconi su questo, all’inizio del suo mandato, ha detto parole chiare e nette, lo abbiamo apprezzato: dobbiamo ricrederci?
Invero l’attesa c’era, ma per una nomina di qualità e di grande competenza cui affidare il ministero per lo sviluppo economico, questa sì urgente vista la perdurante crisi che non risparmia posti di lavoro nonostante qualche debole segnale di ripresa. Se l’azione di contrasto alla crisi ha visto l’apprezzamento degli organismi internazionali per l’opera svolta dal ministro Tremonti, come pure per l’azione di mediazione operata dal Ministro Sacconi sul fronte del lavoro, non possiamo nascondere il disagio di tanti per la conduzione di altre vicende. Con un paradosso: il Presidente del Consiglio detiene una maggioranza “bulgara” che dovrebbe consentirgli di governare senza indugi. Una maggioranza, altro paradosso, che vince le regionali e governa ormai le principali Regioni del Paese ma che procede a vista, tra i marosi non provocati dall’opposizione ma dalle diatribe interne.
Appare assai debole il lamento ripetuto del presidente Berlusconi del non poter governare per colpa di una Costituzione antiquata. I motivi sono altri, sarebbe bene che nel Pdl si aprisse un dibattito chiaro e comprensibile a tutti. E’ in crisi un progetto politico che stenta a darsi un’identità e un orizzonte. Il Pdl continua a vivere per merito del suo fondatore e al suo interno convivono anime troppo diverse. Il profilo di un moderno partito conservatore e liberale stenta a decollare: la difesa di alcune corporazioni (vedi la riforma dell’avvocatura), l’istituzione di una Banca del Sud (ma ce ne era bisogno?), gli annunci di riforma o di proposte che rimangono poi lettera morta (la modifica dell’articolo 41?), la riforma della pubblica amministrazione (nonostante l’impegno profuso da Brunetta anch’egli ridimensionato), le nomine negli Enti che hanno troppo il sapore dell’amico dell’amico e poco della scelta per merito, la riforma dell’università, che sarà pure discutibile in alcuni suoi aspetti ma che contiene novità significative, fanno apparire la maggioranza confusa e sulla difensiva.
Il Paese vive un momento non facile, ha bisogno di un governo lungimirante capace di indicare la via e le priorità. Presidente non si distragga, si concentri sul bene comune. Per parte nostra plaudiremo ogniqualvolta agirà in questa direzione, e ci riserveremo il diritto di critica ogniqualvolta avremo l’impressione che il bene comune (dignità della persona, sussidiarietà e solidarietà, libertà e responsabilità) sia svilito dall’azione del suo governo. Un ultimo pensiero: si parla tanto dei cattolici nel Pd, e i cattolici nel Pdl?Edoardo Patriarca |