La piccola pagina di diario che riporto più sotto è tratta da un bel libricino di Eric-Emmanuel Schmitt che si intitola “La mia storia con Mozart”.
E’ un libro veloce, ma non banale. E’ un piccolo viaggio nella musica di Mozart, o, meglio, nell’universo del protagonista che, attraverso delle lettere scritte al genio di Salisburgo, racconta le proprie vicissitudini, affiancandole alla scoperta costante dei capolavori del grande compositore.
C’è una paginetta che lascio al vostro commento. Oggi le parole sulla musica sono molte, forse troppe, visto che ne ascoltiamo sempre di meno. E tra le troppe parole, molte, escono da persone che di musica poco sanno, pur facendola. Capita spesso, di questi tempi, di sentire parlare di musica con una leggerezza estrema. Tutto viene messo in un grande calderone, tutto è musica, tutto ha la medesima qualità, non ci sono differenze tra questo o quello, e, se ci sono, è perché abbiamo gusti diversi. Capita di sentire gente che si paragona a Mozart o di vedere trattare Mozart alla pari di un musicista pop. Anche in questo campo, si sa, vince, e vende, chi la spara più grossa.
“Caro Mozart,
un cantante di varietà, compiaciuto di sé stesso e del successo delle sue canzonette, ha detto ieri in televisione carezzando il suo pianoforte laccato bianco: `scrivo con le stesse note di Mozart`.
Spero che l’episodio ti abbia fatto ridere quanto ha fatto ridere me, poi che ti abbia fatto riflettere su come l’imbecillità sconfini talvolta nella genialità. Perché il cantante ossigenato, cotonato, dalla messa in piega grossa quanto il suo cervello è piccolo, sottolineava un punto essenziale: compone con solamente sette note, come te.
Ma in lui si vede…”. Cristian Carrara |