Con il libro "Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana" (Rizzoli 2009), sabato scorso la scrittrice Melania G. Mazzucco ha vinto il Premio Benedetto Croce 2010. È veramente una bella notizia, perché l’ultimo volume della scrittrice romana non è affatto un testo facile.
Con le sue 1021 pagine, "Jacomo Tintoretto & i suoi figli" è, innanzitutto, un saggio storico (attraverso una ricerca durata dieci anni, la Mazzucco ripercorre tenacemente la vita di Tintoretto, dei suoi familiari e dei tanti personaggi privati e pubblici che, gravitando intorno alla famiglia del pittore, hanno concorso a fare la storia di Jacomo e di due secoli di vita veneziana). Ma è anche una guida turistica della città di Venezia, capace di condurre per mano il lettore in angoli meno noti, rivelando con la passione del romanzo scorci, tradizioni, usanze, stanze, tragedie e passioni. Grande parte ha poi la storia dell’arte, la descrizione e il racconto della genesi dei dipinti di Tintoretto (molto spesso il dipinto stesso è pubblicato a latere), l’analisi delle opere del maestro e dei suoi figli pittori ed artisti. Il libro, poi, è anche un giallo. Ciò che ha portato la Mazzucco a voler indagare la storia di Tintoretto è stata una piccola figura misteriosa: chi è la bambina che sale le scale della Presentazione al Tempio nella chiesa della Madonna dell’Orto a Venezia?
Infine, il libro è anche, e insieme, il racconto di una scrittura. L’autrice, pur mantenendo il riserbo e la discrezione che le sono proprie, diventa così protagonista (o meglio, una delle protagoniste) della sua ricerca e delle sue parole. Tanti altri scrittori hanno raccontato la genesi e la storia dei loro racconti (pensiamo alla Yourcenar in "Adriano" o all’ultimo Pamuk, che ne "Il museo dell’innocenza" diventa l’io narrante dopo il protagonista che gli chiese di raccontarlo), ma nella prosa e nella trama della Mazzucco v’è qualcosa di diverso. È una storia nella storia. Una storia forse separabile momentaneamente come particolare, ma disincardinabile come insieme.
Siamo certe che non vedremo "Jacomo Tintoretto & i suoi figli" sotto nessun ombrellone quest’estate. Ma almeno il premio Benedetto Croce ci ricorda che il volume esiste – e che leggerlo potrebbe essere una possibilità. Giulia Galeotti |