Al di là del risultato finale e della qualità del gioco (finalmente una partita con qualche sussulto), quello che ci è più piaciuto della finale di Johannesburg, è stata la scelta (casuale, in verità) di vederla “in piazza” con un pubblico da applauso. Quello che, invece, ci è piaciuto meno, è stato il comportamento che alcuni giocatori hanno tenuto in campo: a tratti, infatti, Spagna-Olanda è stato un incontro decisamente troppo aspro.
Insieme a tantissime altre persone, nel caldo ancora torrido di domenica sera, ci siamo trovati a camminare verso Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese. È stata davvero una bella sorpresa. Nonostante i numeri da concerto rock, il pubblico era ordinato: festoso e rumoroso, senza però superare mai la soglia della misura. Vi erano persone di tutte le età - da neonati ad anziani, da giovani adolescenti a coppie “intermedie”. Erano presenti le nazionalità più disparate - una babele di lingue, perfettamente in grado di comunicare grazie al linguaggio universale dello sport. Un tifo poliedrico, coloratissimo ed esuberante – con un’unica nota sgradita: il suono petulante e fastidioso delle vuvuzelas.
La gioia corale (in primis, degli spagnoli ed olandesi presenti a Villa Borghese) strideva “solo” con il gioco trasmesso sul maxi schermo. Se nel corso del mondiale avevamo assistito ad incontri (stranamente) corretti e rispettosi, domenica sera non pochi giocatori hanno esagerato con i falli. Non è stato un bel vedere il comportamento scorretto (degli olandesi in particolare), comportamento che probabilmente avrebbe meritato (specie nel primo tempo) qualche rosso in più. Un arbitro non fa primavera, ma Webb – ex poliziotto – è stato troppo “assente”.
Pur comprendendo la pressione e lo stress di sentirsi addosso gli occhi del mondo (e dei propri speranzosi concittadini), ci saremmo comunque aspettati una prova di civiltà in più dagli atleti in campo. Perché una finale mondiale è anche questo. Almeno il pubblico di Piazza di Siena ha fatto la sua parte. Giulia Galeotti |